FORMULA 1: LA FIA SI AUTOASSOLVE PER L’INCIDENTE DI BIANCHI

Foto Alex

DI ALESSANDRO TROYA

In merito all’incidente di Jules Bianchi a Suzuka, la FIA ha risposto alle due domande che tutti, piloti, tifosi e gente normale, si sono fatti dopo l’avvenimento. In particolare ha dato informazioni riguardo l’uscita del muletto contro cui è andata a finire la Marussia.

Mr. Charlie Whiting, direttore di gara, ha dichiarato che l’ingresso del muletto non è di per sé una condizione sufficiente per far entrare in azione la Safety Car. Nel caso specifico la Sauber di Sutil era ormai in posizione di sicurezza e il trattore abbastanza lontano dalla pista. Ammette però che in futuro i mezzi pesanti in pista saranno trattati con massima cautela.

Ha continuato dicendo che sventolavano regolarmente le bandiere gialle. La procedura normale rimarrà invariata, ovvero con bandiere gialle singole (sorpassi proibiti) o doppie (obbligo di rallentamento).

E’ stato fatto notare a Whiting che nella curva 7 sventolava bandiera verde. La risposta è stata secca: “Il muletto stava per rientrare con la Sauber e non c’era più pericolo sul luogo dell’incidente. Dato che i piloti devono attendere di aver passato la bandiera verde prima di riaccelerare, era normale che questa fosse esposta in quel punto”. Il direttore di gara ammette che Bianchi ha rallentato in quel punto, ma ha perso comunque aderenza. La FIA ha allo studio un limitatore di velocità cosicché tutti i piloti rallentino in egual misura sotto bandiera gialla.

Nessun mea culpa, solo frasi di circostanza e sguardi dolenti.

Però, caro Charlie Whiting, se formalmente è tutto corretto e un pilota ha tamponato un trattore, a me qualcosa non torna! La curva 7 di Suzuka ha una traiettoria ampia, verso sinistra, è fondamentalmente una curva veloce. Se io pilota vedo le bandiere verdi dalla torretta, che è sì dopo l’incidente, ma dopo 3 metri, io comincerò ad accelerare per arrivare alla corda della curva, dopo la bandiera verde, con traiettoria e velocità ottimali. D’altra parte sto facendo una gara, non una scampagnata. Quindi, se tutto è formalmente corretto, l’imprudenza e l’indecisione della direzione di gara stanno anche nel fatto di non prolungare la bandiera gialla ancora per un tratto. Perché il pilota non si guarda attorno, ha gli occhi sulla pista sapendo che ci sono le vie di fuga in caso di perdita di controllo. L’ultima cosa che si aspetta è di trovarsi davanti una ruspa.

Gira in rete il filmato, amatoriale, dell’incidente di Bianchi (cercatelo se avete lo stomaco abbastanza forte): l’impatto è violento, ma non lascia immaginare una velocità eccessiva della Marussia in quel punto. Bianchi va a tamponare il trattore col muso, finendoci poi sotto.

Domenica si corre a Sochi, in Russia. Jules Bianchi è ancora ricoverato in gravissime condizioni, il suo cervello ha subito un danno assonale diffuso, lotta per la vita, ma nessuno può ancora dire quale vita potrebbe avere se sopravvivesse.

In questo Circus dell’ipocrisia gli unici gesti “umani” arrivano dai piloti, che nel weekend avranno sul casco un adesivo con scritto “Tous avec Jules #17” e dalla Marussia, che ha deciso in segno di rispetto di non sostituire Bianchi con un altro pilota, ma anzi ha regolarmente allestito il suo box nel paddock. Chapeau.

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