IL BEL PAESE “DOVE IL CIELO SI ATTACCA ALLA COLLINA

DI TOTO TORRI 

“Ora la strada sale a metà della vallata. Vento sì, ma ce la fa appena a spettinarmi.Non riesco a scorgere lassù dove il cielo s’attacca alla collina”,   Beppe Fenoglio,  scrittore nato ad Alba, morto a poco più di quarant’anni,  autore  fra i  più  rappresentativi del Novecento  e de “Il Partigiano Johnny” il romanzo  più  autorevole della guerra partigiana e da li che è tratto  quel suo pensiero stupendo.

Sono nelle Langhe, un triangolo di terra benedetto dalla natura ,  centro  è Alba nella  Provincia Granda,( Cuneo) e’ bianca, lo era, con le  potenti Edizioni Paoline del Vaticano. Gente laboriosa, semplice, tenace, ad Alba oltre il profumo del suo Barolo, t’ inonda la Nutella della Ferrero, cacao e nocciole locali particolari,  nascono solo qui,  è  una ghiottoneria apprezzata in ogni parte del mondo, la trovi anche nei paesi più sperduti. Ed Alba è anche la patria  di quel tartufo bianco e  a quella mostra del tartufo ,arrivano da ogni parte del mondo,  ti inebria, ti esalta ed è solo lì che lo trovi è il più pregiato , il più  ricercato, non ha prezzo , costa piu di un brillante di Bulgari, è roba per  sceicchi e buongustai.

“Dove il cielo s’attacca alla collina -racconta Fenoglio – sono le Langhe del mio cuore  della mia anima.” Ti vengono incontro  giardini di filari di uva  pregiata, allineati come soldatini, fra  vallate  verdi  e colline al sole, si ripetono  e sono tutte eguali ,  vigne lisce, rilucenti,pulite e levigate come un  un alabastro di Carrara,  degradano e scendono a valle a triangolo , in ogni  capofilare un cespuglio di rosa, fiori fra i più delicati,  sono la sentinella di quell’uva  dorata , se l ‘insetto attacca la rosa,i maestri contadini si allarmano e corrono ai ripari.

Profumo  di  quell’uva , sapore, nettare che re Bacco la scelse come regina dei vini. Quel vitigno unico, miracoloso  del Nebbiolo, esiste solo fra quelle colline  ed è l’eccellenza ,  dopo alcuni anni vinifica in  botti di rovere  e ne esce  re Barolo. Un viaggio  della memoria, da Alba , Barolo, Grinzane Cavour,Verduno, Diano D’Alba, Castiglione Falletto, Monforte , Santo Stefano Belbo, patria del grande scrittore Cesare Pavese  autore  fantastico, di lui fra i tanti” La bella estate” che gli  valse il Premio Strega nel 1950, un’anima infelice, si suicidò a poco più di 40 anni in una stanza dell’Hotel Roma di Torino.

Pavese con Fenoglio e i primi americani  Hemingway, “ll vecchio e il mare” “Addio alle armi”,  Scott Fitzgerald,” Tenera è la notte” ,”Il grande Gatsby”  sono stati  autori e  compagni fedeli di Ginnasio  e di Liceo,   ho amato i loro umori,amori, dolori, follie,  emozioni,  ideali,  storie e  nostalgia,  al suono  del primo jazz che arriva dall’America.

Il mio navigatore  Gian Piero,  è un piemontese spigliato, concreto, buona forchetta, mi fa segno,  mi scuote, riposo quei pensieri, sono a Cossano Belbo ad una schioppettata da Santo Stefano Belbo, è metà agosto  e da queste parti  si mangia a mezzogiorno, chiediamo  e ci infiliamo in una via nascosta  all’Universo, un nome pomposo, chissà,  un incontro  invece assai fortunato, ambiente accogliente , discreto, mi si para davanti  il signore Mauro Giordano, età indefinibile tra i 50 e i 60 o poco più, è tardi , alcuni tavoli con famiglie sono al caffè  e  a quei rosoli fantastici fatti dalle donne di un tempo felice, quadri  gradevoli alle pareti  , un terrazzo dove ammiri la vallata ,t ‘infili in un affresco della natura che si perde all’orizzonte, dove  il cielo  s’attacca  alla collina e i filari si perdono nel tempo, un  ristorante che mi piace chiamare osteria vecchia maniera ,  allegro , silenzioso e  pieno di luce discreta come discreto è Mauro Giordano ,l’oste  chiamiamo  con riverenza a Roma, ha quella discrezione tipica di certa gente della Provincia Granda,  quell’ umiltà della gente che  ha faticato una vita per costruirsi il loro piccolo regno.

Sorride Mauro ,ma non troppo, è quasi timido, ci fa sedere e ci  invita a scegliere, ma da queste parti devi buttare il menù, sono  loro maestri nel consigliarti, ti portano un susseguirsi di  assaggi, una meraviglia di antipasti,  poi il resto, sulla porta a fatica  leggo “ Tajarin e raviole  al plim c’a fa pasè I sagrin”, è una lingua la loro , ma capisci che  in uno di quegli incontri casuali della vita, sei  piombato nel posto giusto. Con quella franchezza e quella curiosità tutta romana e romanesca e  vera, prendo confidenza e vado; Mauro comincia,  carne cruda tenera , tagliata  e battuta , una vitella ,”sono  bestie di queste zona”, mi dice orgoglioso,  profumo , qualità , sapore   , il nostro palato ne è fiero ,  complimenti,   e Mauro lo chef di sala, aggiunge con  amore, “in cucina   c ‘è mia moglie , Maria Luisa  Cortese è lei l’erede,” Mauro suo marito si scioglie,   54 anni in quell’Universo “ da bambina cominciai- dice  Maria Luisa –  con  mio   padre  e mia madre”, prima ancora credo suo nonno. Mauro è arrivato dopo, quando sposò per amore Maria Luisa Cortese , sposò lei e la sua arte culinaria,  fu promosso chef di sala.

Ecco i tajerin al ragù, sottili,  biondi come capelli d’angelo, una nuvola di bontà, una delicata armonia di sapori,parmigiano quasi zero, non voglio coprire il gusto di quel  ragù eccellente,ravioli al plin, mignon delizie,  coniglio locale,  un piatto tipico   piemontese,chiedo cosa è, perché è gustoso e non sa di selvaggina, un brasato al Barolo, uno stracotto 3 stelle, un dolce della casa,  non la solita torta della nonna , dove vai te la caldeggiano. Non so, credo sia una panna cotta, una meringa,  sapori unici di altre generazioni,  un  ottimo  Dolcetto che per loro è il vino della casa.   Una parete dell’ Universo mi incuriosisce , fotografie con la coppia Mauro e Maria Luisa , i complimenti di Alberto Sordi, Donat Cattin, Natalia Ginzburg, Fernanda Pivano – Nanda, una fantastica scrittrice  vissuta molto a Torino e morta nel  2009, fu forse  la  prima musa di Beppe Fenoglio, un certo signor Einaudi e la glamour  Alba Parietti giovane e bellissima.

Chissà perché, mi sembra  di essere stato  altre volte all’Universo, conosco la signora Maria Luisa  Cortese, è lei l’erede di quell’Universo. una  signora piccolina graziosa vestita di umiltà, si schernisce ai miei complimenti “Qui cuciniamo con la tradizione , con amore , ci piace,  si cucina ai clienti affezionati come fosse per noi”.  Curioso chiedo a Maria Luisa , scuola di cucina?”, da  mia mamma “ risponde con il sorriso,   figli?  abbiamo una femmina , ha studiato la nostra Elisa , ha sposato un pittore  famoso  di Alba,  Valerio Berruti e abbiamo un nipotino piccolo,  si chiama Zeno, la coscienza di  Zeno? ,un nome particolare,  curioso .

Parlo al telefono con  Elisa , simpatica ,spigliata,  mi racconta,  è laureata, mi ringrazia molto, parla di suo figlio Zeno, del marito, Valerio Berruti, l’artista, del loro incontro ,vivono a Verduno dove  Valerio  in un   un paese di 500 anime, non lontano da Cossano Belbo, ( Valerio  nato ad Alba), nella Chiesa sconsacrata di San Rocco, ha allestito il suo atelier, il suo pensatoio, dove  nascono le sue ispirazioni, sensazioni,emozioni, un  pittore di grande respiro artistico, di talento, a livello internazionale è famoso, ha allestito personali e collettive a Tokio,  in America, in Europa , Francoforte, Lugano,  alla Versiliana, alla Quadriennale di Roma, Francoforte, Torino, Milano un po’ in tutto il mondo,   originale nei temi e nella tecnica,  usa  quella dell’ affresco, che  viene  dal passato, da lontano.  Valerio  Berruti è un’ artista di rara sensibilità,   legato alla tradizione , la sua pittura è legata a immagini essenziali, affronta con  tenerezza i temi degli affetti, dell’ infanzia, i legami familiari,  dal quotidiano  alla memoria. Un’ artista poliedrico che ama l’ arte in tutte le sue forme , ha collaborato anche, diventandone amico,  con musicisti di immenso talento,  come Conte e su tutti Lucio Dalla, pittore del Palio e de “la rivoluzione terrestre”.

Alla Mostra  , nelle Langhe “dove il cielo si attacca alla collina”, nel 2009  Lucio Dalla  arrivo’ a Verduno per condividere con  Valerio Berruti e gli amici e  per festeggiare un evento artistico di risonanza mondiale ,la presenza di Berruti straordinaria alla Biennale di Venezia, una tappa solo per i Grandi.   Con Lucio ha lavorato poi per  realizzare, il progetto grafico per la copertina  dell’ album “Angoli nel cielo.”  Berruti ha un cruccio profondo quello di non saper suonare uno strumento,la vita è musica dice e di Dalla parla di” un ‘anima meravigliosa, eravamo amici, condividevano forse gli stessi ideali , aveva un carisma unico, lasciava il segno e la gente lo amava,  una dote di pochi eletti. Mi considero davvero un privilegiato per aver passato del tempo con lui, mi ha insegnato moltissimo, non aveva paura della morte, perché era un uomo felice”.

Ecco perché credo che quel triangolo di terra fortunato delle Langhe,  è il luogo dell’anima  per molti di loro,dove la poesia, la scrittura , la musica , la pittura sono in perfetta  sintonia  con l’ arte   vinattiera e gastronomica, una simbiosi eccellente che fa delle Langhe una magia del creato  e all’ Universo di Cossano Belbo di Mauro   Giordano e  e di Maria Luisa Cortese si respira quella magia.