SCIOPERI E TENSIONI CRESCENTI IN TUTTO IL PAESE

Foto Alex

DI ALESSANDRO TROYA

Tensione sociale, autunno caldo, o più semplicemente gran casino?

In ogni angolo del nostro Paese si manifestano episodi di scontro fra aziende costrette a licenziare e lavoratori che non ci stanno a perdere il posto di lavoro.

A settembre Meridiana annuncia l’esubero di 1634 dipendenti, in pratica gli abitanti di un piccolo paese, e per precauzione hanno coperto la cancellata con lastre d’acciaio e filo spinato. Il Presidente della Società Marco Rigoni è stato duramente contestato con fischi e insulti durante un incontro, non proprio amichevole, tra azienda e dipendenti.

A Piacenza, a maggio, gli impiegati di una cooperativa appaltatrice hanno occupato e bloccato il centro logistico di Ikea, provocando l’intervento delle forze dell’ordine e la loro stessa sospensione dal servizio. Il copione si ripete a luglio, con un bilancio finale di tre feriti.

Vicenda analoga a Grugliasco, provincia di Torino, dove a maggio una manifestazione di attivisti del sindacato e centri sociali è sfociata nel blocco degli ingressi del centro agroalimentare. Risultato? Ci si scambia in modo poco amichevole oggetti vari e lacrimogeni, ma non si trova nessuna soluzione per i cinque dipendenti di una cooperativa licenziati –l’oggetto del blocco-.

E’ più di un anno che si registrano blocchi dei cancelli, scontri con le forze dell’ordine e atteggiamenti ostili verso il management delle aziende. Nel dicembre 2013 sono state intercettate due buste indirizzate a due dirigenti della Piaggio Aero. Non contenevano un curriculum, ma un volantino di minacce con il logo delle Brigate Rosse, corredato di proiettili e polvere da sparo. E’ chiaro, ormai, che l’autunno caldo è passato da qualche tempo e la tensione sociale è evidente e costante.

Che conclusioni traiamo da questi accadimenti? L’Italia è in crisi, e lo sappiamo. Ma l’erosione del potere d’acquisto, che porta ad un calo costante dei consumi interni, mette le aziende in condizioni di non sostenibilità. Si salva per ora, ma non è detto che duri, chi esporta, soprattutto fuori Eurolandia. Non è detto, perché basta una crisi ucraina qualsiasi e delle sanzioni miopi ad una Russia qualsiasi per mettere in ginocchio anche settori che in questo momento sono in controtendenza.

 Stiamo arrivando al punto di rottura, troppe aziende riducono il personale, aumentando la richiesta d’intervento degli ammortizzatori sociali. È di qualche giorno fa la lettera accorata del presidente del Piemonte, Chiamparino, al Ministro del lavoro Poletti, in cui si chiede conto dell’erogazione di cassa integrazione e mobilità in deroga. Le regioni sono responsabili della distribuzione agli aventi diritto, ma i finanziamenti arrivano dal Governo centrale. I continui ritardi danno origine a tensioni quotidiane tra cittadini ed enti locali.

Ma per quanto tempo lo Stato riuscirà a reperire le risorse per finanziare gli ammortizzatori sociali? Già nell’attuale manovra di stabilità non si capisce da dove arrivino le coperture finanziare, salvo poi scoprire che si reintroduce la tassa di possesso per le auto ultra ventennali e che nel 2016 aumenta l’IVA di altri 2 punti. Il rischio, anzi la quasi certezza, è che serviranno sempre più tasse e balzelli in quanto, aumentando la disoccupazione o l’occupazione a stipendi ridotti, si abbasseranno gli introiti dello Stato, che non riuscirà a far quadrare i conti. E in un sistema economico a Sovranità limitata, come quello in cui ci troviamo, non siamo in grado di utilizzare altri strumenti. Ci diranno che le tasse si abbassano, salvo introdurre nuove gabelle e imposte indirette.

Siamo al solito gioco delle tre carte, ma sappiamo benissimo che il gioco è truccato.

http://www.sardiniapost.it/wp-content/uploads/2014/09/meridiana-blindata.jpg