DACIA MARAINI. L’INTELLETTUALE PROFONDA, CHE SI IMPEGNA NELL’ATTIVITA’ DIDATTICA


 

DI GIUSEPPE LORIN

Il percorso formativo letterario di Dacia Maraini si sposa con la sensibilità artistica della nostra scrittrice contemporanea più tradotta al mondo. Disponibile artista, intellettuale e critica, Dacia Maraini si impegna assiduamente anche nell’attività didattica e viene spesso invitata come “professoressa” ospite da vari atenei importanti in tutto il mondo. Ritengo sia riduttivo per Dacia Maraini il termine professoressa ed è per questa ragione che la parola l’ho frapposta tra le virgolette. L’impegno creativo la vede alternarsi con incredibile disinvoltura tra narrativa, drammaturgia, giornalismo critico, sceneggiature cinematografiche, scrittura creativa in genere e, non ultimo, la poesia. 

Dal Teatro al Cinema alla didattica, ma l’impegno sociale la vede coinvolta in prima linea nella difesa dei diritti umani, la salvaguardia dell’ecosistema e, non sono da dimenticare, le lotte femministe degli anni passati. Il suo urlo, contro la violenza sulle donne, è l’eco dell’anima e dell’etica sociale. Fino a Pasqua è impegnata in tematiche quali “L’influenza del mito classico nella letteratura italiana. Il femminile e il maschile nella cosmogonia classica e nella società italiana.” Chiediamo a lei, che spesso è in terra straniera, qualche riflessione. 

 Sentire gli echi dell’Italia da un paese limitrofo come la Svizzera, come la fa sentire; come le sembra la nostra Nazione vista da lontano?

 Avvilente in questo periodo. L’Italia appare da lontano confusa, involgarita e spesso ridicola per via delle trovate da cabaret del suo Primo ministro. Tutti ridono, quando lo si nomina e moltissimi fra i miei studenti dell’università di Zurigo, per esempio, mi chiedevano esterrefatti: ma come mai continuate a votare un personaggio simile? E io non sapevo cosa rispondere. La sua fama all’estero riguarda da una parte la sua storia pubblica: una  persona che ha collezionato una lunga serie di denunce per fatti penalmente gravi, che si è fatto fare le leggi in Parlamento per sfuggire ai processi, dall’altra riguarda l’uomo privato che attacca la moglie attraverso il suo giornale, che va le con le prostitute e dice di non sapere nemmeno che fossero pagate. 

 La Svizzera è sempre stata percepita come la favorita per risciacquare il denaro sporco. Non è poi il gran paradiso di alta civiltà. Una riflessione della nostra opinion leader?

 La Svizzera, non avendo mai partecipato a guerre, è diventata un centro bancario importante, perché sicuro. Ma non è per questo che dovrebbe essere ricordata. La Svizzera è il solo paese che negli anni del razzismo ha rifiutato di cacciare gli ebrei dal suo suolo, che ha accolto tutti i profughi politici dal mondo, che ha dato asilo a grandi pensatori e grandi filosofi che in casa loro venivano perseguitati. 

Nelle scuole svizzere, ci sono molti corsi di lingue. Questo modo di rivoluzionare l’insegnamento a discapito di materie classiche, umanistiche, rientra nel discorso della globalizzazione culturale: lingue, religioni, culture diverse. Il suo punto di vista?

 Chi ha detto che l’insegnamento delle lingue è fatto a scapito di altre materie? Nella prestigiosa università dove ho insegnato, che si chiama Politecnico e dove si imparano soprattutto materie scientifiche, ci sono facoltà umanistiche importantissime. Anzi, è proprio in Svizzera che  è stata coltivata per anni e lo si fa tutt’ora, l’idea di un insegnamento a tutto tondo, che formi la persona umana nel suo insieme .

 Nella capacità di apprendimento trova delle sostanziali differenze tra gli studenti svizzeri e quelli italiani? 

 Gli studenti svizzeri, in generale, sono molto motivati e attenti. D’altronde, nelle loro università,  la frequentazione di un corso è controllata ed è un valore. Contano i voti, contano gli studi che si fanno. Naturalmente ci sono le eccezioni come dappertutto. Ma il clima generale è molto serio e tende a premiare i migliori. 

 Una sua riflessione sulla bioetica?

 Non ne so abbastanza.

È da sei mesi che la nostra Dacia Maraini si trova all’Università di Zurigo come Visiting Professor nella cattedra dedicata a Francesco Saverio De Sanctis, che nella sua storia della letteratura italiana, chiarì il legame tra il contenuto e la forma con lo scopo di ricostruire quel mondo culturale e morale dal quale sarebbero nate in seguito le grandi opere.
Dacia Maraini, di antica famiglia siciliana, gli Alliata di Salaparuta, trascorre parte dei suoi anni giovanili fra il Giappone e la Sicilia. Trasferitasi a Roma con il padre, prosegue gli studi facendo lavori diversi per mantenersi agli studi.
A ventuno anni fonda, insieme con altri giovani, una rivista letteraria, Tempo di letteratura, edita da Pironti a Napoli e comincia a collaborare con riviste quali Paragone, Nuovi Argomenti, Il Mondo. Negli anni sessanta pubblica i suoi primi romanzi. La vacanza, L’età del malessere (che ottiene il premio internazionale degli editori “Formentor”), A memoria. Per la Feltrinelli con il titolo Crudeltà all’aria aperta, pubblica nel 1966 le sue poesie. Nel corso di questi anni, Dacia Maraini, comincia ad occuparsi anche di teatro fondando, insieme ad altri scrittori, il Teatro del Porcospino, in cui si rappresentano solo novità italiane: Gadda, Moravia, Juan Rodolfo Wilcock, Siciliano, Maraini e Parise. L’afflato drammaturgico la coglie negli anni Sessanta e si concretizza con vari testi teatrali, tra i quali: Maria Stuarda, che ottiene un rilevante successo internazionale,  Dialogo di una prostituta con un suo cliente, Stravaganza; fino ai recenti Veronica, meretrice e scrittora e Camille.
A Roma incontra Alberto Moravia, per chiedergli la prefazione di un suo libro. Scaturirà un’amorosa intesa che si concretizza in una lunga e solidale relazione.

 Di quale libro si trattava? Ci parli delle sue giovanili emozioni al cospetto di un pilastro della letteratura italiana.

Il libro era “La vacanza”. L’avevo scritto di notte, perché di giorno studiavo, avevo gli esami . L’ho portato a vari editori che non me l’hanno accettato. Solo uno, Lerici, mi ha detto che se gli portavo la prefazione di Moravia l’avrebbe pubblicato. Così l’ho cercato attraverso un amico comune, Tucci. Lui è stato gentile: l’ha letto, gli è piaciuto e mi ha scritto la prefazione. Lerici l’ha pubblicato ed è andato bene. Tanto che non ho più avuto bisogno di prefazioni.

Nel 1973 fonda, assieme con Lù Leone, Francesca Pansa, Maricla Boggio e la collaborazione di una sua giovane allieva Alma Daddario, il teatro della Maddalena che viene gestito e diretto da donne. Il teatro, infatti, è sempre per Dacia Maraini anche un mezzo di comunicazione, per informare il pubblico riguardo a specifici problemi sociali e politici.
Al Politecnico di Zurigo Dacia Maraini gestisce il corso sull’influenza del mito classico nella letteratura italiana.
Il corso delinea come il mito classico ha dominato la letteratura italiana nel rispetto dei ruoli. Le riflessioni su Alcesti e Medea condurranno lo scrittore al rapporto con il suo personaggio, rintracciando il discorso sullo sfondo di vari testi letterari e epoche storiche.

D – Un’anticipazione letteraria, la prego!

R – Non posso adesso qui sintetizzare il lungo discorso che è stato il fondo delle mie lezioni. Posso solo dire che mentre il mito greco è profondamente inserito dentro la nostra immaginazione, dentro il nostro sistema simbolico, dentro la nostra geografia mentale, in realtà se ne sa poco. Si sa per esempio chi era Edipo. Ma cosa c’è dietro Edipo e perché si comporta in quel modo e perché risolve il mistero della sfinge non lo sa quasi nessuno. È stata una bella cosa ripercorrere attraverso grandi maestri come Eschilo, Euripide, Sofocle e poi ancora Apollodoro, Pausania, Plutarco e poi ancora i nostri contemporanei come Robert Graves, come Grimal e tanti altri le meravigliose storie del mito greco. Analizzati attraverso gli scrittori italiani naturalmente: Dante, Pascoli, Savinio, D’Annunzio, Pavese, Alda Merini, Pier Paolo Pasolini e tanti altri. 

Lì, in Svizzera, Dacia spesso pensa all’Abruzzo, la sua terra di adozione negli anni della maturità, con le leggende di antiche civiltà, i boschi popolati di animali, le tradizioni, i terremoti che la devastano. Ma è anche il suo rifugio, il luogo solitario dove la concentrazione spirituale la porta a concepire i suoi romanzi. “Passai un capodanno in questo rifugio accanto alle sensibilità affettive che in quell’anno erano lì presenti. Dolci ricordi con persone uniche”. La scrittura di Dacia Maraini è ricca e profonda, e ci accompagna in viaggi della memoria dove l’unico biglietto è rappresentato da uno sguardo, un sorriso; intenso e libero.