1964: FOTOGRAFIA DI CHI ALMENO CI HA PROVATO

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DI FABIO BALDASSARRI

Ricevo adesso da Alfiero Falorni, amico di un’indimenticabile fase della nostra adolescenza, questa bella fotografia. Era il 1964: facevamo il campeggio sulle montagne del Monte Sole, a Castelluccio, e dormivamo nelle vecchie tende dei partigiani. La mia tenda credo che fosse appartenuta alla pattuglia “Potente”. Quel giorno eravamo andati a visitare il sacrario di Marzabotto. Un giovane e bravo studente universitario, di cui non ricordo il nome, ci spiegava com’era stato possibile che i nazifascisti si lasciassero andare a un così efferato eccidio contro civili innocenti. Noi eravamo attenti e, come si vede, seriamente colpiti. Io sono quello con gli occhiali scuri e la maglietta a strisce. Quella maglietta non era frutto del caso, ma la indossavo come l’emblema dei giovani che a Genova e a Reggio Emilia si erano battuti, pochi anni prima, per far fallire il disegno restauratore del governo fascio-democristiano di Fernando Tambroni. Noi pensavamo che non dovevamo limitarci a raccogliere il futuro dalle mani delle altrui lotte, ma che dovevamo esserne protagonisti in prima persona. A volte ci siamo riusciti. A volte no. Ma almeno ci abbiamo provato.

Ricevo adesso da Alfiero Falorni, amico di un'indimenticabile fase della nostra adolescenza, questa bella fotografia. Era il 1964: facevamo il campeggio sulle montagne del Monte Sole, a Castelluccio, e dormivamo nelle vecchie tende dei partigiani. La mia tenda credo che fosse appartenuta alla pattuglia "Potente". Quel giorno eravamo andati a visitare il sacrario di Marzabotto. Un giovane e bravo studente universitario, di cui non ricordo il nome, ci spiegava com'era stato possibile che i nazifascisti si lasciassero andare a un così efferato eccidio contro civili innocenti. Noi eravamo attenti e, come si vede, seriamente colpiti. Io sono quello con gli occhiali scuri e la maglietta a strisce. Quella maglietta non era frutto del caso, ma la indossavo come l'emblema dei giovani che a Genova e a Reggio Emilia si erano battuti, pochi anni prima, per far fallire il disegno restauratore del governo fascio-democristiano di Fernando Tambroni. Noi pensavamo che non dovevamo limitarci a raccogliere il futuro dalle mani delle altrui lotte, ma che dovevamo esserne protagonisti in prima persona. A volte ci siamo riusciti. A volte no. Ma almeno ci abbiamo provato.