RELIGIONE E SCIENZA POSSONO ANDARE D’ACCORDO: LA STORIA DI KATARINA PAJCHEL

DI DONATELLA BRIGANTI

Katarina Pajchel ne è la prova. Perché, oltre ad essere una suora domenicana, è una scienziata. Esperta in fisica nucleare e ricercatrice presso il Cern di Ginevra (Centro Europeo per la Ricerca Nucleare). Insomma, una suora alla ricerca della <particella di Dio>.
“In realtà si chiama <Bosone di Higgs>”, spiega suor Katarina con un sorriso. Quel <nickname> con riferimento a Dio è solo un soprannome dato ad una particella molto importante, quella che avrebbe dato origine al <Big Bang> e di cui stiamo cercando di provare l’esistenza. Ma la gente forse prende troppo seriamente questo simpatico appellativo”.

Fa uno strano effetto trovare proprio una suora tra particelle, acceleratori ed esperimenti nucleari.
“Io non ci vedo niente di strano!”, dice suor Katarina, 34 anni, di origine polacca, insegnante di fisica presso l’Università di Oslo, città in cui vive.

Ma quante suore sono anche scienziate? Lei ne conosce qualcuna? “In effetti no”, deve ammettere. “Ma che c’è di così sconvolgente? Scienza e religione possono andare d’accordo, non ho dubbi. La questione è una. Dipende dalla domanda cui vuoi rispondere. La scienza risponde al <come> è stato creato il mondo, mentre la religione risponde al <perché>. Se si vuole andare molto più in fondo, la religione può dare le risposte giuste”.

La maggior parte degli uomini e delle donne di scienza trova in essa tutte le risposte necessarie.

“Bisogna capire una cosa fondamentale. Un essere umano è fatto di sola materia? O ha anche uno spirito?”.
La priorità di suor Katarina è cercare di capire molte cose. E far capire. La sua passione per la fisica l’ha portata fin qui, al Centro più importante per la ricerca nucleare. Qui dove materia e antimateria sono l’oggetto principale di studio.
Il Cern cerca di ricreare, in scala molto inferiore, il cosiddetto <Big Bang>, cioè la nascita dell’universo, per capire come tutto sia potuto succedere. Secondo la visione cattolica il Big Bang coincide con la creazione dell’Universo.

Ma voler ricreare il Big Bang, quindi, non vuol dire volersi mettere allo stesso piano di Dio?
“Ma no”, risponde suor Katarina. “Qui ricreeremmo l’esplosione in una scala minima, sarebbe una cosa innocente, senza nessun rischio. Servirebbe soltanto a capire molte cose sulla materia, sulla gravità. E poi sarebbe anche molto utile. Non c’è niente che vada contro la religione. Io mi preoccupo, invece, quando si parla di manipolazione genetica. Ecco, quello si che è un problema e gli esperimenti si fanno sulla vita umana, cambiando il corso naturale delle cose. Ma qui non manipoliamo niente, non abbiamo problemi di carattere etico. Abbiamo solo delle teorie e cerchiamo di verificarle. In fondo, dipende tutto da come la scienza viene usata”.

Katarina Pajchel è una suora ma quando, disinvolta, comincia a dare le spiegazioni dettagliate delle sue ricerche, non abbiamo dubbi sulla sua competenza in materia scientifica. Katarina studia l’universo, il suo come e il suo perché. Ha preso parte all’Atlas, come viene chiamato l’esperimento più importante fino ad ora realizzato al Cern. Cioè uno dei cinque rivelatori di particelle costruiti per il nuovo acceleratore. Per questo esperimento sono serviti 20 anni.

Ci vorrà così tanto tempo anche per realizzare i prossimi esperimenti?
“Non è per niente facile, c’è un lavoro immenso dietro ad ogni nostro esperimento quindi si, ci vorranno altri 20 anni o forse più, chissà. Anche solo per costruire i materiali, i pezzi dei macchinari che ci servono, ci vogliono anni! Questi pezzi poi, arrivano da ogni parte del mondo e per organizzare anche solo il loro trasporto, ci vuole molto tempo. Qualcuno pensa che questi esperimenti siano pericolosi, ma non è così. Non li faremmo se lo fossero”.
Poi racconta: “Spero di usare il mio talento per uno scopo ben preciso, quello di predicare attraverso la fisica, dimostrando che tutte le meraviglie di questo mondo hanno un perché molto più profondo. Vedo che la gente si sorprende quando scopre di questa suora scienziata ma poi, quando do le mie spiegazioni, dice <perché no?!>. Questo per me è importante perché soddisfa il mio intento. Niente può provare l’esistenza di Dio, è vero. Ma nemmeno il contrario. Io rispetto ogni religione, ma per me tutta questa bellezza viene proprio da Dio. E ciò che noi credenti possiamo regalare in più alla scienza è proprio la speranza che tutto non sia fine a se stesso ma abbia un perché molto più profondo e pieno d’amore”.

Pubblicato nel giugno 2009

Katarina Pajchel