A ROMA SCIOPERANO LE EDUCATRICI DEGLI ASILI NIDO

DI CINZIA GUBBINI

Momenti di panico stamattina in alcuni asili nido comunali di Roma. Le educatrici di terza fascia, quelle che garantiscono le supplenze “a chiamata” sono infatti in sciopero contro il nuovo contratto decentrato capitolino entrato in vigore il 1 dicembre.

Gli effetti si fanno sentire: gli asili hanno comunicato alle famiglie che potrebbero non far entrare i bambini, perché obbligo delle coordinatrici dei nidi è garantire il rapporto 1 a 6. Una proporzione neanche bassa – se si pensa che stiamo parlando di bambini tra i 6 e i 36 mesi – e comunque indispensabile per obbligo di legge.

E sta succedendo veramente, specialmente nel VII municipio (Garbatella per intenderci) dove la protesta delle educatrici è da settimane più organizzata. Ma segnalazioni arrivano anche da altri municipi, come il V (zona Quadraro).

Cosicché mamme e papà si sono presentati davanti ai nidi e si sono sentiti dire che dovevano riportare il bambino a casa. Panico: la gente lavora. C’è chi ha minacciato di chiamare la polizia, altri hanno cercato di organizzarsi mandando i bambini a casa di qualche famiglia in cui la madre o il padre non lavorano. 

Lo avevano detto, le educatrici dell’Usb, il sindacato che più di tutti sta seguendo la lotta delle maestre: “Voi ci verticalizzate e noi vi metteremo in ginocchio“.

In effetti è così: le educatrici di terza fascia dimostrano di essere un elemento indispensabile per il funzionamento dei nidi comunali.

Ma che è successo esattamente? Tutto è cominciato alla fine dello scorso anno, quando il Campidoglio ha iniziato a parlare di “contratto decentrato”.

È un nuovo contratto per i dipendenti capitolini derivante dalle rinnovate funzioni di Roma Capitale, ma su cui la giunta Marino ha puntato tantissimo anche per avviare una riorganizzazione dell’amministrazione.

Le polemiche e gli scioperi sono stati parecchi. Quest’estate la tensione è stata alta perché il contratto rischiava di far perdere il salario accessorio ai dipendenti, ma poi il Campidoglio ha trovato 72 milioni per tappare il buco.

La posizione della giunta Marino è: “Il contratto decentrato è un’occasione per riorganizzare i servizi dedicati ai cittadini, che oggi non sono all’altezza di una capitale. Assicuriamo che nessun dipendente perderà un euro”.

Ma questo non basta, perché la macchina capitolina è complessa e si regge molto – e in vari ambiti – sul lavoro precario.

Su questo punto il Campidoglio glissa: non si parla di stabilizzazioni, soprattutto perché mancano i soldi e probabilmente la giunta mira a rendere “più efficiente” l’attuale pianta organica. Sono previsti ad esempio spostamenti dagli uffici centrali a quelli municipali, con incentivo.

Ma un conto è un ufficio, un conto un asilo nido.

Dove, come in tutto il comparto scuola, il personale  non abbonda e quindi capita ogni giorno che decine di supplenti di terza fasciasiano chiamate per andare a coprire un “buco”.

Educatrici che non hanno alcuna prospettiva e da anni vivono di precariato totale e iperflessibile.

Così nei giorni scorsi le educatrici hanno appeso degli avvisi nei nidi comunali in cui informano i genitori che “nei prossimi giorni gli asili potrebbero diventare dei parcheggi” e ribadiscono le proprie richieste. La principale è che il Comune avvii un corso-concorso volto a stabilizzare le educatrici, dopo aver aggiornato la lista di terza fascia considerando solo chi in questi anni ha effettivamente prestato servizio.

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