SCUOLE ROMANE: SI APRE LA MENSA AI PIATTI EUROPEI

DI CINZIA GUBBINI

“Viva l’Europa” c’è scritto sul comunicato inviato – con qualche ritardo, per la verità – alle famiglie romane che hanno i figli a scuola e usufruiscono della mensa.

L’assessore alla Scuola della giunta Marino, Alessandra Cattoi, informa infatti che in questi giorni saranno proposti ai bambini “15 menu ispirati ad altrettanti paesi europei”.

L’iniziativa è stata presa in occasione del semestre di presidenza italiano all’Ue e, scrive l’assessore, “può essere utile ai nostri figli per acquisire una maggiore consapevolezza sull’appartenenza dell’Italia all’Ue e sugli altri Stati che la compongono”.

Da specificare che i menu speciali saranno proposti solo una volta ogni tanto: “due o tre volte al mese” per tutto l’anno scolastico. I piatti saranno accompagnati da un “depliant illustrativo utile anche agli insegnanti per spiegare il significato educativo del progetto”.

Ma quali saranno i nuovi menu europei? Fish and chips dal Regno Unito, Wiener Schintzel dall’Austria,  Chicken and chips dall’Irlanda,Wurstel al forno dalla Germania, Gulash – nella versione ungherse e ceca – paella spagnola.

Come è evidente non si tratta di 15 piatti, ma maggiori informazioni non sono rintracciabili neanche sul sito dell’assessorato.

Al di là della scarsa organizzazione e di conseguenza della scarsa pubblicizzazione dell’iniziativa, proporre nuovi sapori ai ragazzi è sempre una buona idea, tanto più se la cosa ha un intento educativo.

Ma a Roma non la pensano tutti così. Già ci fu la rivolta quando la giunta Veltroni decise di proporre dei menu etnici nelle scuole (cose minime, tipo pollo al curry).

Fu la prima cosa che tolse Gianni Alemanno, una volta diventato sindaco. Il ritorno alla normalità e alle tradizioni nostrane.

Neanche una semplice incursione due o tre volte al mese nel ristretto bacino europeo riesce a abbattere il muro del sospetto delle famiglie romane.

C’è chi parla di “piatti da junk food“, pensando probabilmente al fish and chips che ha sfamato generazioni di inglesi. Chi non apprezza che si pensi a queste “futilità” invece di concentrarsi “sui problemi seri della scuola”, come se la mensa fosse una parentesi nel processo educativo. E ancora chi si fascia la testa perché “mio figlio già non mangia niente, figuriamoci la paella”. E chi si inalbera: “Ma come, io faccio tanto per non dargli i wurstel e adesso glieli dà la scuola“.

L’assessore Cattoi assicura che i 15 menu sono stati preparati “sempre in linea con i principi di un corretto apporto nutrizionale”.

Certo, è probabile che in Austria sarebbero più contenti di avere pasta al ragù piuttosto che noi wurstel al forno, ma una mente aperta comincia anche a tavola.

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