CON UN EURO IN BUSTA PAGA, NEMMENO UN CAFFÈ

DI DONATELLA BRIGANTI

Cosa si può fare con 1 euro? Mmm…. ci si può comprare un pacco di pasta, magari poi la cucini solo con olio e formaggio? Beh, però dipende dalla pasta. Un biglietto per l’autobus? A Roma non basta, costa € 1,50. In realtà non ci fai nemmeno una colazione completa, arrivi a pagare solo il caffè. E anche lì dipende da che caffè prendi e in quale bar lo prendi. Certo, puoi sempre entrare in un uno di quei negozietti ‘Tutto a 1 euro’ e allora sì che hai l’imbarazzo della scelta. Ma se quell’unico euro è la tua tredicesima… davvero non ti resta che piangere.

Eh sì, non si tratta di uno scherzo, è successo davvero a Francesca Lippi, 55 anni, insegnante precaria nella scuola primaria dell’istituto comprensivo di Scarperia-San Piero a Sieve, in Mugello, che è rimasta a dir poco senza parole, come chiunque riceverebbe la sua tredicesima. Anzi, è rimasta, come ha detto lei, “prima interdetta e poi incredula”. E come biasimarla?

Ha un contratto a tempo determinato dal 27 ottobre 2014 al 3 febbraio 2015, quindi sapeva di non potersi ritrovare sul conto una mensilità completa, ma non poteva nemmeno immaginare che dei suoi 482,23 euro non ne rimanesse praticamente nulla. Ritenute per addizionale Irpef e addizionale comunale (la sua prima casa è in Abruzzo), oltre che ritenute previdenziali, le hanno tolto 481,23 euro. Così, e tutto purtroppo torna, nel suo conto entrerà esattamente 1 euro. “Mi sento presa in giro. Era meglio se mi dicevano che la tredicesima non mi spettava” ha proseguito la prof.

Avesse almeno ricevuto le altre mensilità! No, nemmeno quelle. Di questi mesi di lavoro ha visto accreditati sul suo conto meno della sua tredicesima, cioè zero. “Ci hanno detto che verremo pagati a partire da gennaio, speriamo sia vero”, spera Francesca, sposata e con tre figli dei quali, come ha spiegato, “solo il più piccolo, 16 anni, vive ancora a casa con me, gli altri sono ormai grandi. Io non ho grandi problemi, ma molti miei colleghi vivono situazioni ben diverse dalla mia”. E dire che Francesca aveva lavorato nella scuola subito dopo il diploma, ma poi si era allontanata dalle aule e, dato che si spostava spesso per motivi personali e non poteva rispettare l’impegno quotidiano a scuola, si era data al giornalismo collaborando con alcuni quotidiani. Anche in questo settore, ha tenuto a sottolineare seppur con il sorriso, “sempre e comunque come precaria”. Ma ha anche affermato, questa volta senza sorrisi: “Mi sento presa in giro. Era meglio se mi dicevano che la tredicesima non mi spettava”.

Niente boccata d’aria, insomma, per la precaria toscana, protagonista di questa vicenda che ha dell’imbarazzante. La sua tredicesima è un po’ l’emblema delle tredicesime di oltre 30 milioni di italiani che, secondo un’indagine di Coldiretti/Ixè, ne stanno impegnando il 51% per il pagamento delle tasse tra mutui, rate, bollette; per non parlare di Imu, Tasi e Tari.

Francesca Lippi, con la sua tredicesima, non ci può certo pagare le tasse ma, come i suoi colleghi, continuerà ad insegnare, a presentarsi in classe portando in cattedra anche tanta inevitabile rabbia demotivante per un mondo, quello dell’istruzione, in cui non viene valorizzato in nessun modo un ruolo così importante come quello degli insegnanti.

Un presidente sloveno della Corte di Giustizia europea, Marko Ilesic, ha sentenziato che i contratti a tempo determinato per gli insegnanti italiani sono illegittimi rispetto alle norme europee e che i precari che hanno superato i trentasei mesi di insegnamento a scuola devono essere assunti oppure risarciti. E non è necessario che i trentasei mesi siano continuativi.
Possiamo sperare forse nella riforma della scuola annunciata da Renzi-Giannini? A gennaio dovrebbe diventare decreto e prevede l’assunzione di 148 mila precari. Il Ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, ha assicurato: “I contenuti del nostro futuro decreto sono anticipatori rispetto a quello che ha indicato la Corte europea. Presenteremo alla Commissione europea le misure che l’Italia ha attivato con una certa tempestività”.
Peccato che nel frattempo più della metà delle tredicesime sono andate via in tasse e la maestra toscana la sua se l’è bevuta con un caffè.

tasse-itaglia