PURPLE HAZE E MUSICA CHE ELEVA L’ANIMA

Antonio Giampieri

DI ANTONIO GIAMPIERI

Qualche sera fa, un mio amico neurologo, ha smontato una delle mie ultime certezze. L’esistenza di un rapporto diretto tra la genesi dei capolavori del rock e l’uso smodato di sostanze stupefacenti varie. “Anzi – sosteneva lui – è provato che l’uso di tali sostanze psicotrope spenga i neuroni”. “Sarà” pensavo, mentre mi veniva in mente Grace Slick che a Woodstock cantava “White Rabbit” e un centinaio di assolo di chitarre generati non certo dalla poesia di un tramonto.

Dico subito, prima che qualche benpensante mi accusi di apologia delle droghe, che in vita mia mi sono fatto al massimo due canne e che (perciò) alla chitarra vado poco oltre “La canzone del sole”, a scanso di equivoci. Le bionde trecce gli occhi azzurri e poi…
Ma perché vi sto raccontando questo quando mancano meno di 10 ore alla fine del 2014? Dove è il nesso, vi chiederete. Perché a volte l’anima ha bisogno di sostanze psicotrope, non eroina, ma di pensieri, la lettura di una poesia, un bicchiere di barolo, una notte di sesso, di Jimmi Page che va oltre ogni umana sensazione tirando fuori dalla sua chitarra Stairway to Heaven. Soprattutto la notte dell’ultimo dell’anno. Quando non è facile riuscire a non fare bilanci. E la mente deve viaggiare veloce e schizzare lontana. Ce la faremo.

Buon anno a tutti.

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