PARIGI: L’11 SETTEMBRE DELLA LIBERTÀ D’ESPRESSIONE. ORA È RISCHIO XENOFOBIA

Vaudano Mario

DI MARIO VAUDANO

L’attentato a Charlie Ebdo e l’assassinio mirato di giornalisti e vignettisti famosi e fortemente impegnati nella satira politica e religiosa oltre che ai poliziotti intervenuti sul luogo ed uccisi a sangue freddo, impone una reazione forte ma equilibrata e necessariamente lucida.

Posso testimoniare, dopo quasi 15 anni di vita in Belgio e in Francia, che Charlie Ebdo non ha mai risparmiato nessuno, non solo la religione musulmana, ma anche la religione cattolica ed ebraica utilizzando spesso una satira feroce e per molti anche sgradevole.

Personalmente non ho mai condiviso il modo per me troppo provocatorio ed urtante di certi scritti e disegni. Ma é evidente che si trattava e si tratta di manifestazione di pensiero che deve restare libera e tutelata.

Unico limite, quello della diffamazione ed il dileggio contro una persona fisica o della calunnia, perseguibile e punito penalmente in Francia come in Italia.

Dal mio osservatorio un po’ privilegiato, qui in Francia e dopo aver visto i telegiornali in contemporanea italiani e francesi, ho percepito da parte dell’informazione nel Paese ferito, che si è voluto come sempre dare subito l’impressione di uno Stato forte che reagisce subito e pesantemente, sia pure con le sottolineate armi della legalità e della giustizia.

Il che è senza dubbio un’impostazione comprensibile e del tutto concordante alla mentalità della maggioranza dei francesi.

Il pericolo democratico ed il terrore che è il fine evidente di questi attentati, come lo era in Italia quello delle bombe e del terrorismo nero ed in parte anche rosso, deve essere combattuto a livello esteso con massimo sostegno popolare.

In Italia non c’è di certo una Stato percepito come ‘forte’ ed un capo dello stato e governo con i poteri del presidente francese. Né un sistema pubblico efficiente come può essere considerato quello francese, almeno fino a poco tempo fa. Ma in Italia le crisi di terrorismo e di mafia hanno creato una base reattiva popolare di società civile che é essenziale e che sarebbe utile cominciare a creare da ora anche in Francia.

E credo che le strutture giudiziarie e di polizia in Francia, siano da un lato ancora inadeguate e impreparate a gestire nel ‘processo normale’ questi fatti con efficienza ma con le garanzie giuridiche indispensabili, anche nei confronti di fatti ed assassinii di questa natura.

Il pericolo in Francia è che ci si orienti verso forme di processo ‘speciale’ con giudici ‘speciali’ come è già adesso, almeno in parte.

I fatti di terrorismo e di crimine organizzato vengono istruiti da un unica Procura nazionale anti terrorismo a Parigi, sotto il vincolo gerarchico diretto del Procuratore generale che -come tutti i Procuratori Generali è nominato dal consiglio dei Ministri – e questo nonostante le sbandierate proposte di riforma del Presidente Hollande nel suo programma. Il giudizio sempre sui fatti di terrorismo viene affidato a una Corte di Assise speciale, che di ‘Corte d’assise’ non ha più nulla perché composta di soli magistrati togati.

Tutto questo non garantisce una indagine di polizia giudiziaria indipendente e un processo equo, oltre un’efficacia delle indagini nei fatti, come hanno evidenziato gli esiti dei più recenti processi per la mafia corsa o marsigliese e l’istruzione tuttora pendente per l’attentato a Tolosa del marzo 2012, con tutte le deficienze dell’indagine di polizia giudiziaria ed anche dei servizi informativi che sono emerse in modo sconcertante.

Staremo a vedere se questa volta le cose saranno condotte in modo più trasparente ed efficiente, e con una collaborazione internazionale migliore.

http://www.remocontro.it/2015/01/08/barbarie-allattacco-nous-sommes-charlie-rischio-xenofobia/

Je Suis Charlie solidarity demonstration at French Embassy in Berlin