RACCONTI. SPLEEN E IL TENNIS

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DI FABIO BENETTI

Come a calcio così a tennis, Spleen ha giocato veramente poco e senza grandi risultati che invece ebbe nella corsa. Tutto iniziò andando a trovare Iron: nella strada principale per andarci, alcuni ragazzi palleggiavano sull’asfalto e un giorno lo chiamarono, conoscendolo di vista, chiedendogli se voleva fare qualche palleggio anche lui. Spleen partecipò così alle loro sfide su un campo tutt’altro che regolamentare, totalmente improvvisato, senza neppure la rete separatrice, dove la riga che suddivideva in due parti longitudinali il terreno di gioco corrispondeva alla linea di mezzeria della carreggiata. Ma le partite fra ragazzi erano per Spleen emozionanti lo stesso, ed era molto contento quando vinceva. Sheep e Giacomino, quest’ultimo fratello di Iron, erano forti. Sheep in particolare era un vero sportivo: gli aveva impedito da portiere di segnare contro la squadra C in una partita del torneo della sagra, e poi nel mezzofondo ai giochi della gioventù si era rivelato imbattibile. Più tardi Sheep si diede al decathlon; poteva essere una strada percorribile anche per Spleen ma i suoi genitori non lo aiutarono. Sheep entrò nella nazionale italiana di atletica leggera quale saltatore con l’asta e si fidanzò con la campionessa di salto in alto Bevilacqua. Ma torniamo al tennis: dopo alcune volte che Spleen giocò con racchette prese a prestito decise di acquistare una Slazenger di legno in un negozio in città, e probabilmente sbagliò la scelta del manico perché risultò davvero molto spesso. La fibra di carbonio non si usava ancora per le racchette: erano i tempi di Borg e Mc Enroe. Gli capitò di giocare in campi veri più avanti, una volta con Brahma, una volta con Nane che aveva il padre proprietario di un campo da tennis all’interno del parco della sua villa, una volta con Tonguessy, agli impianti sportivi vicini al Blu, sempre perdendo, una volta al Tennis 2001 con Barnaba, quando stava davvero vincendo e se ne uscì con una frase che pungolò l’orgoglio di quello che alla fine rimontò e fece subire l’ennesima sconfitta su campo in terra rossa a Spleen. Giocò anche con Giuliano, in montagna, ed anche lì perse. Giocò contro suo cugino Fernando in un campo di cemento nella parrocchia di Santo Stefano e quella volta vinse e vide che suo cugino ci rimase male e cercò di consolarlo.
Fu fortunato perché con modica spesa poté imparare qualche numero e le regole dal maestro di tennis delle sue compagne di classe, ma partecipò davvero a poche lezioni per poter dire che avesse veramente imparato a giocare come si deve. Addirittura partecipò al torneo di Topolino alla Canottieri giocando discretamente ma perdendo sonoramente. In una partitella in doppio col maestro osò scendere a rete ed una volée di rovescio che non sapeva neanche lui come gli era uscita bloccò un passante potente del suo compagno di classe più forte di lui. Invece che insistere tanto sui passanti il suo compagno di classe avrebbe dovuto variare il gioco facendogli un pallonetto, cosa che Spleen contro i maestri di sci in Marmolada provava spesso con successo. Lì, in coppia con una brava ragazza belga vinse perché lei giocava molto bene, e intanto quella che sarebbe diventata sua moglie andava nella profumeria della località turistica per comprarsi una crema per il viso. Gli piaceva guardare Borg, Connors e Mc Enroe. Poi perse di vista il tennis per lunghi anni. Non ebbe mai la gioia di andare a vedere una partita importante. Andò a veder giocare i suoi colleghi di lavoro nel 2003 e si accorse di non essere più capace di fare un tubo. Riprese a guardare il tennis divertendosi qualche volta davanti alla tv in occasione dell’avvento del digitale terrestre.

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