LA FINE DEL GIORNALISMO ITALIANO UN’INTERVISTA A SALVINI

COTRONEO

DI ROBERTO COTRONEO

Vorrei dire una cosa breve. Ma molto chiara. In questi tre giorni abbiamo tutti sofferto, ci siamo rattristati, commossi e preoccupati. Ci siamo resi conto che il mondo sta cambiando più velocemente di quanto potessimo sospettare e ci siamo accorti di essere in pericolo. E non solo per il pericolo del terrorismo, ma anche per il pericolo che la gente non sappia distinguere, non sappia leggere con equilibro e lucidità quello che sta accadendo.

La parabola mi ha permesso, per fortuna, di vedere trasmissioni di informazione in Francia, in Gran Bretagna, negli Stati Uniti e in Spagna. Ho visto molta gente brava nelle news, nel dare informazioni puntuali e nel dibattito, serio, approfondito, equilibrato, nonostante fosse difficile mantenere equilibrio e lucidità. In Italia questo non è accaduto. In Italia la copertura di informazioni era alterno, alle volte da rimanere sbigottiti. Le reti Rai non hanno cambiato programmazione mercoledì sera in nessuno dei tre canali e poi lo chiamano servizio pubblico.

Ma soprattutto i tic dei talk politici hanno portato alla solita campagna elettorale eterna, permettendo a forze razziste, reazionarie e intolleranti, di ripetere le solite stupidaggini qualunquiste senza essere mai contraddetti. Ora, nessuno vuole togliere la parola a Salvini, figuriamoci. Ma non è neppure obbligatorio dargliela ogni cinque minuti, a lui, come alla Meloni, come a tutti questi piccoli imitatori della Le Pen. Il giornalismo televisivo italiano, praticamente tutto, con l’eccezione di Rai News, ha mostrato ancora una volta un vizio patetico, quello del contraddittorio, quello del leaderino che va a dire le cose giuste per raccogliere voti di gente che si spaventa e non capisce. Perché lo fanno? Perché anziché invitare gente che parla a vanvera, non si invitano persone che hanno le capacità di analizzare, di spiegare, di riflettere con cultura e competenza, su tutto questo? Dobbiamo cercare lo share anche su tragedie come queste? Dobbiamo perpetuare a tutti i costi la formuletta misera, il teatro della pochezza politica italiana? Ecco.

Credo che una riflessione seria si debba fare una volta per tutte. Su questo giornalismo, che non può non sapere cosa sta cercando e cosa vuole; e non può non farsi esempio e classe dirigente intellettuale per i cittadini che hanno bisogno di una informazione libera, certo, ma anche libera di farci capire, senza confonderci con pressappochismo, incompetenza, luoghi comuni e ossessione per gli ascolti, anche davanti a drammi come questi.