DALLE TWIN TOWERS A CHARLIE HEBDO, TROPPE STRAGI. HO VOGLIA DI VIVI

DI ITALO MOSCATI

Dopo l’11 settembre 2001 mi sono messo le scarpe di Jack Kerouac e sono andato negli Stati Uniti per ravvicinarmi a quel paese, al dolore e l’angoscia delle morti, dei parenti dei morti, degli sconosciuti ai morti e ai parenti dei morti. Un viaggio che non dimentico, fino al Groun Zero di New York con le lettere, le foto, i fiori lungo la strada della distruzione, il cimitero a cielo scoperto.

In questi giorni si parla di quei giorni, sono passati tredici anni, con guerre in Iraq e in Afghanistan, e altrove, con migliaia e migliaia di morti, morti anche gli americani che erano andati là per tentare non si sa cosa, e a parte la fine di Saddam, sono tornati a casa a pezzi: si veda il film di Clint Eastwood, “American Sniper”. Agghiacciante come sono agghiaccianti le cronache da Parigi, la strage a Charlie Hebdo e la fine dei due ragazzi assassini. Tredici anni trascorsi, un mondo peggiorato, insicuro. Finirà mai? Il mondo diventerà una piovra di polizie e servizi segreti, a caccia e in lotta con sicari o semplicemente aderenti a chi spinge il terrore, senza avere chiaro un perché. Tredici anni, anche se sono di più, contando gli anni nel Medio Oriente, dominati dalla violenza.

Purtroppo non posso togliermi le scarpe di Kerouac e dovrò fare tappe nei giardini per cogliere fiori e portarli a chi vuole vivere, gli altri fiori sono appassiti e non sono serviti. Già, a che servono i fiori? Ai fiorai? Ai vasi che li contengono.Al fioraio sotto caso. Fiorai sotto casa che vengono dai paesi dove partono le mani che cercano il sangue. Se ci tolgono anche i fiori, a noi che cosa può servire per mormorare qualcosa? Non togliersi le scarpe, camminare in piazza, cercare qualche fila di mani a cui afferrarsi, sentire corpi e voci, vivi. Voglia di vivi.