EUROPA: LA SFIDA DELL’INTELLIGENCE. ANTITERRORISMO E SPIONAGGIO CONDIVISI

Madia Aldo

DI ALDO MADIA

Gli eventi di Parigi colpiscono in modo particolare l’Unione Europea che avverte la necessità di coordinamento efficace e puntuale fra le diverse Agenzie d’Intelligence. Sarà possibile trasformare il Fronte Mediterraneo Europeo in un Centro decisionale-operativo per contrastare le nuove sfide?

Nel 2013, il Consiglio Europeo, con il contributo di Commissione, Agenzia Europea di Difesa (Eda) e Servizio Europeo per l’Azione Esterna (EEAS), con meno burocrazie e maggiore operatività per affrontare il tema della sicurezza per avviare la strategia del prossimo futuro.

Doveva accadere dopo le elezioni del Parlamento Europeo e l’insediamento della nuova Commissione Europea.

Adesso insomma, ma il terrorismo è arrivato ed ha colpito prima.

L’intelligence intelligente

Comunque e da tempo le complesse dinamiche contemporanee sono oggetto di studio all’interno dei grandi Atenei e di diverse Agenzie d’Intelligence.

La sinergia fra il mondo accademico e quello dell’Intelligence potrebbe costituire un valore aggiunto fornendo conoscenze antropologiche, religiose, culturali ed economiche, facilitando il dialogo invece dello scontro, spesso dovuto alla mancata conoscenza dell’altro, e accrescendo il livello di sicurezza.

Una ‘policy europea d’Intelligence’ potrebbe offrire al potere decisionale dei singoli Stati un panorama più vasto e approfondito indicando ai singoli Governi un ventaglio di ipotesi per la scelta migliore e lo sviluppo di interessi azionali.

Un tale risultato richiede un salto di qualità, un concreto segnale di discontinuità con il passato.

Le Agenzie dovrebbero dare vita a una nuova metodologia info-operativa, accantonando le rigide regole della compartimentazione e dello scambio informativo, ingessati in formule e schemi che ne svuotano il contenuto.

Le finte agenzie europee

Bisognerebbe mettere in comune contatti, conoscenze, esperienze, mezzi.

Ancora oggi, l’”EU Intelligence Community”, che dovrebbe essere il Centro di incontro e fusione degli Agenti d’Intelligence presenti a Bruxelles, rimane un’entità informale perché la “National security” rimane competenza esclusiva degli stati membri dell’EU.

‘EU Int.cen.’ è l’unica struttura in cui convivono e operano insieme i rappresentanti della maggioranza dell’EU Intelligence and Security Services e propone informazione su eventi esclusivamente da “Osint” (open sources intelligence).

E’ il primo, importante tassello per diffondere l’importanza dell’ “Intelligence culture”.

Il secondo, ma non in ordine di importanza, è la realizzazione di una struttura comune, veloce ed efficace, per comprendere le complesse mutazioni sociali e politiche, intercettare i nuovi fenomeni e prevederne i probabili, futuri sviluppi.

Dare linfa vitale al progetto significa condividere le conoscenze senza esitazioni.

L’auspicio è che il futuro dell’Intelligence europea sia realizzato con il “coraggio di osare”.

Quell’esperienza mediorientale

In realtà, esiste per una “nuova Intelligence europea”, un esperimento poco noto e poco citato dai media, un’esperienza realizzata sul terreno all’inizio del terzo millennio.

Lo stallo dei colloqui di pace israelo-palestinesi inaugurati a Oslo nel 1993, il fallimento del tentativo statunitense nel Vertice di Camp David, luglio 2000, e l’ingresso di Ariel Sharon con 300 militari sulla spianata delle Moschee a Gerusalemme il 28 settembre 2000 segna l’inizio di uno scontro che causa in solo mese 123 morti e 5.862 feriti fra i palestinesi, 7 soldati uccisi fra gli israeliani e la ripresa del conflitto armato fra i contendenti.

La Commissione d’inchiesta degli eventi disposta dal Dipartimento di Stato americano non raggiunge risultati e determina il ritiro della CIA dal ruolo di ponte tra la sicurezza israeliana e palestinese.

Il vuoto viene colmato dall’Inviato Speciale Europeo Miguel Angel Moratinos che supporta l’Alto Ministro per la Sicurezza Europea Xavier Solana.

Il Ministro incarica l’Inviato di contattare gli Agenti dell’Intelligence europea a Gerusalemme per proporsi come coordinatore in un lavoro di gruppo mostrando visibilità collettiva.

L’Inviato è l’anello di congiunzione tra il livello tecnico-operativo degli Agenti e quello politico.

Sul territorio l’attività del gruppo deve essere discreta, gli Agenti hanno a disposizione solo le proprie risorse e continuano a svolgere i rispettivi compiti ai quali si aggiungono quelli indicati dall’Inviato per la preparazione degli incontri collettivi con i palestinesi.

Le intelligenze oltre l’Intelligence

Nasce ‘Informal European Grup’ (GIE).

L’Inviato viene tenuto al corrente dal GIE sull’esito degli incontri con l’Autorità Nazionale Palestinese, l’Intelligence locale e le formazioni combattenti.

L’Inviato informa sull’attività del GIE il Ministro ponendolo nella condizione di conoscere nell’immediato gli sviluppi del conflitto, le tendenze in atto, la possibilità di ridurre gli scontri e la realtà di un territorio che andava spezzettandosi in particelle sempre più piccole e separate da posti di blocco e di controlli.

Le regole sono minimali: informare degli spostamenti il Gabinetto dell’Inviato, massima discrezione, nessun contatto con la stampa, consenso da parte dell’Agenzia di appartenenza, condivisione delle informazioni di sicurezza, riservatezza su nomi e Paesi di appartenenza.

L’adesione degli Agenti è immediata, spontanea, entusiasta, pur essendo tutti consapevoli che avrebbero moltiplicato il loro lavoro, annullato il già scarso tempo libero, affrontato altri rischi e ulteriori problemi.

Dal ‘bisogno di sapere’ a quello di condividere

Ma prospettive e disegno meritano ogni sforzo: è uno schema appena accennato, uno schizzo, ma tutti hanno la consapevolezza di partecipare a qualcosa di nuovo, all’embrione dell’ Europa come auspicabilmente sarebbe divenuta.

Gli Agenti percepiscono che si tratta di un salto epocale: passare dal “need to know” al “need to share”, dal bisogno di sapere a quello del condividere. Condivisione con referenti di fiducia.

E mettono in comune contatti, conoscenze, esperienze, mezzi.

Gli incontri sono quotidiani, dove capita, a spese proprie.

L’attività dura anni nel corso dei quali viene reso possibile ottenere dalle formazioni palestinesi combattenti anche periodi di tregua unilaterali, la cooperazione per favorire un sensibile affievolimento del livello dello scontro, la risoluzioni pacifica dell’occupazione della Chiesa della Natività di Betlemme da parte di oltre 100 combattenti palestinesi e di giornalisti riparati nella Chiesa durante gli scontri fra l’Esercito israeliano e i palestinesi.

Le Agenzie degli operatori sul campo riconoscono l’eccellente collezione informativa prodotta e l’Intelligence israeliana, informata da Inviato e Ministro, dà atto -anche con dichiarazioni ai media- dell’utile lavoro del GIE.

Troppi tabù da superare

Ma i tempi – forse – non erano maturi.

Troppo forti i tabù da superare.

In seno alla Comunità politico-diplomatica, informata costantemente da Inviato e Ministro, l’appoggio non è mai convinto.

La morte del Presidente Yasser Arafat ricoverato a Parigi nel 2004, le elezioni presidenziali e politiche nei territori palestinesi con un Consiglio Legislativo e un Governo a guida Hamas, il partito islamico risultato maggioritario, e la sostituzione dell’Inviato depotenziano l’attività del GIE, che lentamente si spegne.

Sarà possibile riproporre un’esperienza analoga?

http://www.remocontro.it/2015/01/12/intelligence-europea-antiterrorismo-condiviso-spionaggio/

spionaggio haker