PINO DANIELE, IL TRIBUTO DELL’ACCADEMIA NAZIONALE DI SANTA CECILIA

Maria Pia De Noia

DI MARIA PIA DE NOIA

Capita di essere sorpresi da un’emozione forte là dove non ti aspetti di trovarla. Almeno, non proprio quella.

Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Roma. Prima un concerto unico con l’orchestra d’Archi diretta da un grande Luigi Piovano. Due brani da sogno: la Serenata per archi di Dvorak e di Cajkovskij. Nel bis l’anima vola respirando l’aria sulla IV corda di Bach. Non fa niente che ti aspetti di vedere apparire sul palco Piero Angela da un momento all’altro (paura!), ma se la poesia è bella la poesia in musica è proprio indescrivibile. Applausi. Bravi. Applausi. Pensi che il concerto sia finito. Un solo bis, dopo un’esecuzione così, ci può stare. L’Orchestra si risiede. Silenzio. Il direttore guarda i professori. Silenzio. Parte una nota. No, non può essere. Ti stai sbagliando, penso. Ignorante come sei figurati se riconosci un brano dalla prima nota. Poi un’altra nota, un’altra, un’altra ancora. Violini. Viole. Violoncelli. Contrabbasso. Dalle lacrime soffocate a fatica capisco che no, non mi sono sbagliata. Sono giorni tristissimi, drammatici. Ma ora, qui, questa emozione inaspettata è meravigliosamente bella. Profuma di vita. “Tu dimmi quando, quando… siamo angeli che cercano un sorriso… Tu dimmi quando quando”.