SE L’ISLAM FA PIÙ PAURA DEL BUCO DELL’OZONO

10685403_632792360170657_4022908000423610686_n

DI FRANCESCO ERSPAMER

I migliori scienziati continuano a dimostrare con studi accurati che se non si fa qualcosa il riscaldamento globale provocherà immani catastrofi nei prossimi decenni (per non parlare delle centinaia di milioni di profughi che cercheranno rifugio altrove).

Già oggi le vittime dell’inquinamento dell’aria e dell’acqua, della contaminazione dei cibi e dei disastri naturali direttamente causati dall’effetto serra sono (a essere prudenti) migliaia ogni anno nel solo occidente. Ma la gente se ne frega.

Invece un qualsiasi cialtrone afferma senza uno straccio di prova che l’Europa è in pericolo e che sarà annientata da una guerra santa, e la gente si fa prendere dal panico.

Senza fermarsi un momento a pensare che le vittime del terrorismo islamico in occidente negli ultimi dieci anni sono state poche decine.

In effetti è statisticamente molto poco probabile essere coinvolti in un attacco terroristico: un articolo di “The Atlantic” di un paio di anni fa faceva vedere che le probabilità per un americano di morire (ovunque nel mondo) per mano di un terrorista sono le stesse di venire schiacciato a casa propria dal televisore o da un armadio. Ma si sa, il terrore non lo provocano gli eventi: lo provocano i media e in questo momento i padroni dei media hanno interesse a distrarre l’attenzione popolare non solo dalla distruzione sistematica dell’ambiente ma anche dai fallimenti economici del neocapitalismo, dallo sfaldamento del tessuto sociale, dalla privatizzazione dei beni comuni.

E perché la gente si fa fregare così facilmente? Innanzi tutto perché non ha imparato a gestire e filtrare le informazioni dei network dell’informazione e ciò nonostante ha lasciato che venissero deresponsabilizzati e deregolamentati.

Ma anche perché sospetta che se lottasse contro le primarie minacce all’ambiente e alle comunità, ossia globalizzazione e consumismo, potrebbe comprarsi un nuovo iPhone ogni due o tre anni, non ogni anno.

Mentre urlare oscenità contro arabi e africani (ma verrà il turno dei cinesi e degli indiani) non costa nulla, anzi, c’è chi ci vede un’opportunità per riprendere a sfruttarli in modo più brutale, come ai bei tempi del colonialismo: che se tornasse, allora l’iPhone potrebbero cambiarlo ogni sei mesi.