LO STRANO CASO DI BRUNO BELLOMONTE, VITTIMA DI GIUSTIZIA

Cinzia Gubbini

DI CINZIA GUBBINI

Bruno Bellomonte non è un personaggio di calibro nazionale, anche se la sua storia sembra un romanzo e ha toccato molto da vicino imeccanismi più perversi dello Stato.

Questa la vicenda: il “nostro” è un macchinista ferroviere, assunto da Rete ferroviaria italiana Spa. Ma è anche uno che, da sempre, fa politica. È un uomo di sinistra, qualcuno lo definirebbe un estremista, un radicale, fatto sta che non ha mai fatto male a nessuno e la sua politica l’ha sempre fatta nelle piazze, alla luce del sole.

Bellomonte fa parte del partito sardo “A Manca pro s’Independentzia”, “A sinistra e per l’indipendenza”. Si batte per l’indipendenza della Sardegna, ma in generale per l’indipendenza dei popoli, contro il liberismo, il capitalismo, per il rispetto dell’ambiente.

Il suo nome a un certo punto, nel 2006, finisce nell’inchiesta “Arcadia” condotta dal pm Paolo De Angelis (nel frattempo finito sotto scorta per atti intimidatori) che intendeva trovare i responsabili di alcuni attentati effettuati in Sardegna tra il 2002 e il 2006, rivendicati dalle sigle Npc (Nuclei proletari per il comunismo) e Oir (Organizzazione indipendentista rivoluzionaria).

L’inchiesta è durata 8 anni e la prima udienza si è aperta in Corte d’Assise a Sassari il 6 giugno di quest’anno, con corollario di polemiche per come, in questi lunghi anni di indagine, il pm ha lavorato facendo un uso sproporzionato, hanno sostenuto i critici, delle intercettazioni.

Bellomonte è tra gli imputati insieme ad altre 17 persone e già era stato salvato dal carcere, in cui ha passato sette giorni, perché si dimostrò che una intercettazione telefonica – che lo avrebbe “incastrato” – era del tutto sbagliata.

Nell’intercettazione si sentivano delle persone (accusate di un attentato a Porto Cervo) dire “Brù”. Da lì era partita la ricostruzione dei pm che si trattasse senza dubbio di Bruno Bellomonte.

Lo salvò la Tunisia: era in quel paese in vacanza quando si svolse la telefonata e per fortuna per entrare in Tunisia serve il timbro sul passaporto che dimostrò inconfutabilmente la sua assenza in quel frangente.

Mentre le indagini di “Arcadia” proseguivano, si apriva però un altro filone, seguito niente meno che dai pm romani Luca Tescaroli e Erminio Amelio. Oggetto: la rifondazione di una organizzazione che vorrebbe seguire le orme delle Br. In particolare si indagava su un presunto attentato che il “nucleo” sardo avrebbe voluto compiere durante il vertice del G8 alla Maddalena: Bellomonte, insieme al suo compagno Luigi Fallico, avrebbero pensato di far cadere un ordigno sulla testa degli 8 grandi attraverso il modellino di un aereo, che forse avrebbe dovuto essere guidato da un maghrebino amico dei due (mai rintracciato).

La prova? Sempre una intercettazione ambientale, registrata (male) al ristorante La Suburra di Roma. La trascrizione è piena di buchi, perché c’è troppo rumore di sottofondo, ma secondo l’interpretazione della Procura parole come “telecomando”, “aeroplano”, parlano chiaro. Solo che poi agli atti non risulta che siano state fatte indagini approfondite per esempio per verificare se Bellomonte e Fallico si diedero mai da fare per acquistare il modellino di un aeroplano.

Per questa cosetta, Bellomonte si è fatto 29 mesi di carcere. Fallico, purtroppo, ci è morto: ha avuto un infarto mentre era detenuto.

Non ha mai saputo, quindi, che la Cassazione ha definitivamente archiviato le accuse nei confronti di Bruno, che ora è tornato a casa tra gli abbracci degli amici del suo partito e della moglie, ma che subito si è dovuto ri-occupare di un processo: come abbiamo detto, dopo 8 anni è cominciato quello sugli attentati del 2006.

In questa storia intrecciata e stupefacente, perché mai uno immaginerebbe così tanto lavoro intorno a vicende che o non hanno causato morti o sono solo presunte, ovviamente non mancano i problemi sul lavoro.

Trovarsi a essere protagonista di un processo niente meno che per terrorismo comporta subito una cosa: sospensione dal lavoro.

In Rfi, poi, sono evidentemente intransigenti, almeno con i dipendenti: Bellomonte è stato sospeso e licenziato per la vicenda dell’attentato alla Maddalena. L’assoluzione piena gli darebbe diritto al reintegro, ma in Rfi non si erano scordati di lui: e quindi ha ricevuto un’altra sospensione in attesa dell’esito del processo in corso per i fatti di un decennio fa.

La storia del ferroviere sassarese indipendentista e sindacalista, è stata raccontata e diffusa dalla rivista dei Ferrovieri “Ancora in Marcia”.

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