LA STANZA BLU DI MATTEO, BAMBINO AUTISTICO

DI MONICA BIANCHETTI

La stanza blu, così viene chiamata l’aula di sostegno dove Matteo (il nome è di fantasia) si ritira quando non riesce a gestire le sue emozioni. Lì trova i suoi giochi, il computer, rientra nel suo mondo particolare dove si sente sicuro; lui stesso l’ha voluta chiamare: “la stanza blu”.

Matteo, come tutti i bambini autistici, ha un comportamento socio-relazionale e di comunicazione molto difficile. Gli autistici vivono in un modo loro, quasi virtuale; spesso non sono in grado di iniziare una conversazione, addirittura a volte non parlano nemmeno, non sanno partecipare alla vita di gruppo se non con particolari stimolazioni esterne.

Matteo è un bambino che frequenta la terza elementare in una scuola di Genova e, come riporta il Secolo XIX, è costretto a cambiare scuola perché i genitori dei suoi compagni hanno scritto al dirigente scolastico: “I nostri figli non sono badanti o medicine, non possono stare vicini a lui”.

Non sono i suoi compagni a non volerlo, ma i loro genitori.

Pare incredibile.

Non è possibile che in questa società già profondamente malata di individualismo ed egoismo, non riusciamo a insegnare ai nostri figli la compassione per chi è nato meno fortunato.

Possibile che non si riesca a spiegare la pazienza, la benevolenza, l’umanità in un mondo che ormai di umano ha davvero poco?

Hanno creato il vuoto intorno al piccolo Matteo, che di colpe non ne ha sicuramente e nemmeno i suoi genitori che stanno soffrendo per questa ingiusta discriminazione.

I genitori degli altri alunni temono per i loro figli, non vogliono che condividano la stanza blu con Matteo, pensano che per loro sia un ghetto, non vogliono un alunno silenzioso e aggressivo che spaventi i loro figli. Ma i bambini a volte sanno essere più lungimiranti e altruisti di noi adulti. Sicuramente se per qualche bambino il condividere la stanza blu con Matteo fosse stato traumatico, le insegnanti di sostegno lo avrebbero notato e opportunamente segnalato.

Perché non guardare la medaglia dall’altro lato? Forse per i compagni di Matteo stare con un bambino “diverso” potrebbe significare un momento di crescita, di condivisione, naturalmente sempre supervisionati da chi preposto al sostegno.

I genitori di Matteo hanno pensato di troncare la questione e hanno deciso di andarsene. Sono rimasti soli, con la malattia del loro bambino.

Nel frattempo Matteo cambierà scuola. Che ripercussioni avrà per lui questo spostamento? Riuscirà ad avere di nuovo una vita scolastica serena? Troverà di nuovo la sua “stanza blu”?

… e pensare che siamo una società prettamente cristiana cattolica. Mah!

“Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso. E prendendoli fra le braccia e imponendo loro le mani li benediceva” (Mc 10, 14-16)

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