ECCO CHI È SERGIO MATTARELLA

Cinzia Gubbini

DI CINZIA GUBBINI

Per farsi un’idea di che tipo è Sergio Mattarella – al momento, il più papabile al soglio del Quirinale – è molto istruttivo ripercorrere la sua carriera di Ministro dell’Istruzione.

Mattarella è famoso soprattutto per le sue dimissioni, il 26 luglio 1990, contro la fiducia posta dal governo Andreotti sulla legge Mammì. Lo fece – disse – per difendere un principio  mentre da molti all’epoca quella mossa fu letta anche come una “lotta intestina” dentro alla Dc. Fatto sta che una settimana dopo Mattarella votò la fiducia al nuovo governo, in cui lo sostituiva al dicastero dell’Istruzione Gerardo Bianco perché “la disciplina di partito c’è e va rispettata”.

Ecco: Mattarella è stato così per tutta una vita. Dotato di una mentalità molto moderna e addirittura avanzata (da ministro della Difesa abolì la naja) ma nemico degli eccessi. Uno sempre con il freno a mano tirato.

E cattolicissimo. Tanto che non si sa se fu per devozione alla Chiesa o per gusto personale che nel 1990 si unì al coro dei vescovi per tantare di bloccare il concerto di Madonna a Roma: «È di cattivo gusto e fa un uso sproporzionato dei simboli religiosi», disse. Sproporzionato.

Ma torniamo al ruolo di Mattarella in quel biennio caldo ’89-’90: ministro dell’Istruzione. Il cambiamento a piccoli passi potrebbe essere lo slogan del suo passaggio a viale Trastevere.

Sono gli anni della Pantera che incendia le università contro la riforma Ruberti. Per ironia della sorte il movimento studentesco iniziò proprio a Palermo, nella Sicilia del ministro Mattarella, che addirittura rimosse il Provveditore agli Studi perché non aveva saputo riportare la normalità nei licei che si erano uniti alle proteste dei colleghi universitari.

Eppure in quei due anni avvennero delle vere e proprie rivoluzioni, a leggerle con gli occhi di oggi, nel mondo dell’istruzione. Ma senza enfasi.

Il ministro era uno che mediava e parlava con tutti, ma che aveva l’ambizione di «costruire la scuola degli anni ’90». Basti per farsi un’idea notare chi furono i suoi due sottosegretari: Lara Fincato, una socialista, e Beniamino Brocca, un democristiano, che ha legato il suo nome alla “sperimentazione Brocca”.

Per chi se la ricorda, la sperimentazione portò una ventata di novità nel biennio delle scuole superiori grazie ai lavori di una commissione – voluta proprio da Mattarella – che introdusse nuove competenze per gli studenti. Gli studenti, diceva Brocca, devono imparare a scuola a “leggere, scrivere, ascoltare e parlare”, la parola d’ordine era “metodo induttivo”.

Sotto Mattarella vennero approvate dal Parlamento altre due riforme: quella della scuola elementare e quella della scuola che allora si chiamava “materna”.

Entrambe furono oggetto di grandissimo dibattito. Come al solito un po’ tutti si opponevano – soprattutto il Pci – ma alla fine quelle riforme furono da una parte portate avanti con una trattativa continua con i sindacati, e dall’altra posero le basi per un rinnovamento che negli anni successivi incasserà molti successi.

La riforma delle elementari introdusse il modulo, per esempio. Venne letto come un tentativo di diminuire il tempo pieno (paradossalmente, principale oppositore era il Dc Brocca), ma il modulo in seguito ha avuto un grande successo di pubblico. La riforma, inoltre, prevedeva la contitolarità di tre insegnanti sin dal primo anno della scuola elementare, mossa che fu letta come un “regalo” ai sindacati per non diminuire l’organico. E siccome si faceva un gran parlare della necessità che per i primi due anni ci fosse un maestro di riferimento, l’accordo fu che sarebbero strati contitolari, ma uno sarebbe stato prevalente. Dando anche la possibilità alle scuole di decidere come organizzarsi.

D’altronde il ministro dell’Istruzione Mattarella era un grande sostenitore dell’autonomia degli istituti, cosa che gli comportò una certa guerra da parte dei “baroni” del ministero di Viale Trastevere. Schierato con lui, in una grande e pomposa “Conferenza della scuola” che fu convocata nel 1990 all’hotel Sheraton di Roma, c’era Sabino Cassese, altro “nominato” per l’elezione alla presidenza della Repubblica in questi giorni.

Il varo dell’autonomia scolastica avverrà dieci anni dopo.

La riforma della scuola materna fu un’altra piccola rivoluzione, con la progressiva emancipazione delle maestre delle scuole materne da semplici “mamme supplettive” per guadagnare la dignità di insegnanti.

Fu ancora Mattarella a stipulare una nuova intesa con la Cei di Ugo Poletti sulla riforma dell’ora di religione. Una sentenza della Corte costituzionale l’aveva definita “non obbligatoria”.

Mattarella, senza passare il parlamento, si mise d’accordo con i vescovi con un nuovo “contratto” che cercava di salvare capre e cavoli.

Fu durissimo nel sostenere che doveva essere vietato agli studenti che non si avvalevano dell’insegnamento della religione cattolica di uscire da scuola (tesi sostenuta dai laici), ma allo stesso tempo rese obbligatoria per tutte le scuole l’istituzione di un’ora alternativa (che ancora oggi manca). Allo stesso tempo nelle scuole materne abolì le due ore alla settimana istituendo un monte di 60 ore che le scuole potevano decidere di utilizzare a proprio piacimento.

Fu senza dubbio un accordo che favorì i vescovi, ma allo stesso tempo il ministro dichiarò: «La scuola è dello Stato» (cronache sociali).

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