IL POPOLO DELLA PARTITA IVA, I DONATORI DI IMPOSTE

DI ALESSANDRA PASTUGLIA

Cosa significa essere un lavoratore a Partita IVA? Nella migliore delle ipotesi si traduce nella condizione di libero professionista o freelance, un soggetto che organizza il proprio lavoro in modo autonomo, nella gestione degli orari e delle modalità operative. Ma l’autonomia ha un costo, almeno così attestano gli Esecutivi che, in Italia, hanno ovviato alla necessità di definire le tutele che orbitano intorno a tali figure evanescenti. Il prezzo della libertà è l’assenza di garanzie. Così l’anelito libertario del singolo lavoratore autonomo si trasforma sovente in una morsa liberticida e l’autonomia nella precondizione dello sfruttamento. Il popolo della Partita IVA è contraddistinto infatti da una profonda eterogeneità al proprio interno e tende a raccogliere in un’unica realtà figure professionali profondamente diverse tra loro. Diventa quindi iniquo trattare in modo uniforme una molteplicità di situazioni differenti e differenziabili, unite dal solo comun denominatore di essere lavoratori, per lo Stato, a costo zero. La spinta innovatrice o presunta tale, del Governo Renzi e del Jobs Act, non è riuscita a cogliere l’essenziale iniquità che sussiste nel barattare garanzie e autonomia operativa nell’ambito del diritto del e al lavoro. La Legge di Stabilità ha predisposto un aumento considerevole delle imposte proprio a carico delle categorie di lavoratori con redditi più bassi. Il ‘malus renziano’ si abbatte così come una sorta di sciagura coatta sui soggetti che avvertono maggiormente l’urgenza di acquisire un potere d’acquisto stabile e incrementabile nonché una consolidabile capacità di risparmio. Potere d’acquisto che si traduce nella conseguente possibilità di elaborare progetti esistenziali affidabili. Ed è proprio l’affidamento o meglio la fiducia nei confronti dei propri redditi e attività a generare lacerazioni profonde nel popolo stesso delle Partite IVA, soprattutto nell’ambito delle c.d. professioni che vivono il più evidente squilibrio tra le vecchie e le nuove generazioni. Così la Riforma del Governo Renzi maschera il colpo più profondo inferto ai redditi borderline, che si attestano sulla soglia limite della povertà, giocando sulla presunta assonanza tra regime dei minimi e regime agevolato, al fine, sembra, di finanziare l’ASPI, un ammortizzatore sociale non accessibile alle Partite IVA, che ne costituiscono solo la linfa vitale. Un controsenso. Un paradosso. Un cortocircuito. Una iniquità. Mille i presunti modi per definire i ‘donatori di imposte’, soggetti individuati e riconosciuti dal Governo solo per la potenzialità fiscale e contributiva. Un esercito di lavoratori silenziosi, in grado di produrre servizi e ricchezza, valorizzabili solo nella misura della propria autonoma e anonima trasparenza. Una sorta di invisibilità utile solo a rendere clandestina e superflua ogni forma di tutela e a dimostrare che la libertà spesso diventa una scusa.

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