UNA BIBLIOTECA NEL TEMPO, LIBRI SILENZIOSI CHE PARLANO ALLA MEMORIA

Benedetta Piola Caselli

BENEDETTA PIOLA CASELLI

Da bambina io ho avuto questa fortuna: di avere un nonno con una biblioteca.
La bilbioteca c’era, cioè; il nonno no, perché’ era morto; ma di una vera biblioteca si trattava: due grossi stanzoni pieni di scaffali, e gli scaffali pieni di libri.
Me ne e’ rimasto l’odore, e la poca luce, ed il silenzio – il silenzio dei libri e’ diverso da tutti, come carico di molte storie in attesa.
Me ne e’ rimasto nella memoria, intendo, perche’ non e’ rimasto quasi nient’altro: un giorno mia nonna ha distrutto tutto.
Gia’.
Alle sette del mattino, ancora in vestaglia, ha acceso un gran fuoco in giardino, e via cosi’, tutti i libri, uno per uno.
Non era la prima volta, ma nessuno se l’aspettava piu’; le carte di famiglia erano andate in una scena analoga, quando mia madre aveva undici anni: nonna in vestaglia, fuoco in giardino, memoria che brucia.
Uh, per mia madre era stata una tragedia! Ancora oggi, se lo racconta, le monta la rabbia.
Si era gettata in lacrime fra le fiamme, riuscendo a salvare qualche foglio volante, fra cui le lettere di un tal parente che nel seicento viaggiava il mondo e scriveva insulti alla famiglia; ma non aveva salvato, invece, le lettere dal fronte del mio prozio (suo zio) prete, che a diciott’anni aveva sospeso il seminario per arruolarsi negli arditi, e raccontava di come sgozzasse i nemici in trincea (Dopo ciò, per farsi consacrare, ebbe un sacco di grane. Pero’ fu sacerdote amatissimo, fece mille cose sociali, divenne vescovo, ne fece una via l’altra con i partigiani, e mando’ sempre grosse cioccolate piemontesi alle nipoti a Roma, cosa per cui viene soprattutto ricordato).
Chissa’ che c’era fra quelle carte. Niente, credo, di rilevanza pubblica; era più che altro un voler far morire i morti.
Conoscevo questa storia quando, quella sera, tornando da Lugano, mamma si gettò in lacrime nel fuoco una seconda volta, peraltro senza maggior successo della prima.
Nonna ghignava, e per giorni non disse parola.
La biblioteca del nonno andò in fumo, e le stanze rimasero vuote per anni, salvo ospitare un tavolo da ping pong con cui noi ragazzini non giocavamo nemmeno.
Io pero’ ci tornavo spesso, mi sedevo per terra e interrogavo quei muri.
Col tempo ho fatto amicizia con i pochi volumi che si erano salvati; ancora oggi li tengo in mano con grande deferenza, come se avessero acquisito un privilegio speciale.
Chissà perché, quasi tutti i superstiti hanno nomi immaginifici, tipo: “Sotto il sole di satana” o “Tutta Frusaglia”.
Ma piu’ di tutti, mi e’ sempre piaciuto l’harmony anni trenta “Matrimoni nella bufera rossa”, che ancor oggi e’ in cima alla mia top-list.
Non sono sicura di ricordarlo esattamente; più che altro mi ricordo che mi era piaciuto.
Purtroppo, ho questo problema: di non riuscire a rileggere i romanzi una seconda volta; e talvolta nella mia fantasia si deformano, fino a diventare qualcosa di molto diverso dall’originale.
Non so dire, per esempio, se effettivamente Sebastiano può lasciare Fantasia e tornare alla realtà solo quando e’ riuscito a ricomporre le parti scisse del se’, grazie ai desideri che realizza sul piano fantastico, ed i ricordi reali che gli conserva Atreiu. Ed anche Aglaja, nel mio ricordo, e’ forse un po’ diversa da come in realtà descritta, e problematica quasi come Nastas’ja Filippovna.
Ma va bene cosi’: mi piacciono le cose per come me le ricordo.
Solo, adesso, il gentile pensiero di un amico mi ha riportato fra le mani una copia di “Matrimoni nella bufera rossa”, ed ho questa tentazione immane di rileggerlo.
Per come sono fatta io, ripeto, e’ strano.
Solo ho un po’ paura che la storia sia più banale di come me la ricordo.
Poi mi dico: prima, ho un sacco di ricorsi da finire, e devo andare anche in palestra.

 

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