CRISI LIBICA, CONSEGUENZA DELLA CADUTA DI GHEDDAFI

Bobo Craxi

DI BOBO CRAXI

Tornano a soffiare i venti di guerra nel Mediterraneo, causati dalla cronica instabilità che si è impadronita oramai da tre anni nella Libia dei Governi sulla carta e senza legittimità dove pullulano clan criminali con le armi in pugno distribuite loro generosamente dalle major petrolifere americane, inglesi e francesi; gruppi jihadisti che si coordinano con ribelli ed insorti siriani ed iracheni, antichi cacicchi del regime decaduto di Gheddafi nel tentativo di riconquistare posizioni perdute ed alfine una versione del brand libico dell’esercito dello Stato Islamico (ISIS) affiliato al gruppo salafita Ansar al Chaaria. Questi hanno conquistato posizioni rilevanti sul terreno dopo la presa di Sirte e, posizionandosi verso Ovest, insidiano la capitale Tripoli, circondata, dopo aver conquistato a ovest, Surman e Zawia, i porti che distano 80 km dalla Tunisia e a poco più di 500 dal territorio italiano.

Il ‘capolavoro’ di strategia geo-politica disegnato dalle potenze occidentali si è realizzato ed ora gli scenari più foschi si sono materializzati sotto i nostri occhi, grazie anche alla complicità del sensazionalismo, con l’offerta mediatica delle feroci esecuzioni e dei blitz omicidi avvenuti a Parigi e Copenhagen. La sociologia e la filosofia nelle analisi dello scontro di civiltà che oppone islam e occidente, fanno spazio alle strategie ed alle tecniche di difesa e di sicurezza per il crescente ed incontrollato numero di sbarchi di clandestini (favorito peraltro dall’abbandono scellerato dell’operazione umanitaria detta Mare Nostrum) e per le minacce che provengono dal quartiere generale dello Stato Islamico (minacce dal peso bellico peraltro abbastanza irrilevante, ma che provocano reazioni scomposte di uomini di governo alle prese per la prima volta con una crisi internazionale di questa rilevanza).

Il governo Italiano ha dichiarato che si muoverebbe militarmente soltanto sotto l’usbergo dell’Onu. Vale la pena di ricordare però, che quando si trattò di sgomberare Gheddafi venne utilizzata una interpretazione estensiva del mandato del Consiglio di Sicurezza generando ed alimentando la confusione che oggi è sfociata in una guerra civile alla ‘somala’.

In gioco ci sono interessi vitali del nostro Paese che già all’epoca del primo intervento furono sostanzialmente aggrediti, e con prepotenza, dalle ingerenze di Usa, GB e Francia. Invocare oggi un intervento delle Nazioni Unite e internazionalizzare il conflitto Libico, avrebbe senso nella misura in cui queste potenze militari ed economiche sottoscrivessero la loro rinuncia agli interessi (ed alle royalty) che derivano dallo sfruttamento delle risorse del sottosuolo libico.

Un intervento militare avrebbe senso se l’Italia si facesse promotrice di un’iniziativa panmediterranea con l’implicita alleanza e coinvolgimento delle tre nazioni arabe interessate  e confinanti: Egitto,Tunisia ed Algeria.

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