CHARLIE HEBDO, UN RITORNO DA 2,5 MILIONI DI COPIE

Antonio Giampieri

DI ANTONIO GIAMPIERI

Si ricomincia: torna in edicola il settimanale satirico Charlie Hebdo.
Dopo l’attacco dei terroristi islamici che il 7 gennaio scorso costò la vita a dieci persone, tra cui alcuni famosi vignettisti, Charlie riprende regolarmente le pubblicazioni. La copertina ritrae il cane Charlie, inseguito rabbiosamente da altri cani: Marine Le Pen, Sarkozy, Papa Bergoglio e, con un mitra in bocca, un lupo nero jihadista.

Si ricomincia! è il titolo che vale come proclama, una dichiarazione di intenti. Già, perché la satira non si ferma, va avanti, non guarda in faccia a nessuno, politici, religiosi, terroristi. Non può fermarsi, sarebbe una sconfitta. Qualche settimana fa, Papa Bergoglio disse che c’è un limite a tutto, anche alla satira, se offende la religione. Ma è proprio questo il punto della questione. La satira può avere dei limiti, pungere sì, ma dentro paletti prefissati?

Quasi quaranta anni fa, Il Male, leggendario settimanale satirico italiano, questi paletti spesso li oltrepassò e di molto. Ricordiamo solo alcune vignette, abbastanza gratuite, che offendevano davvero la religione cattolica, oppure i politici o i Carabinieri. Colpirono persino Aldo Moro, durante la prigionia. A volte sfociavano nella cattiveria, quasi nell’odio. Non facevano più ridere. Erano diventate uno strumento di lotta di classe. Ci furono numeri sequestrati e denunce.

Ma più il Potere reagiva, più veniva bersagliato. Tornando a Charlie, il cane in fuga nella copertina del nuovo numero, ci auguriamo tutti che continui a sbeffeggiare, libero, gli altri cani.
Dia retta però a Papa Francesco: si può fare satira senza offendere chi crede.