LA LENTA MORTE DEGLI ESODATI

DI MONICA BIANCHETTI

 “Temete l’ira dei mansueti perché essi riverseranno in voi tutto ciò che hanno subito

Ancora una volta la saggezza della Bibbia ci fa riflettere, pensare, forse esplodere… o forse implodere.

Probabilmente un buono non riuscirà mai a essere cattivo fino in fondo, ma sinceramente preferirei non appurarlo. Perché quando si è perseguitati, innocenti, dalle ingiustizie sociali, tra l’altro perfettamente legali, la rabbia sale, anche senza volerlo.

Che cosa significa sentirsi vittima di un’ingiustizia?

Per un esodato sessantenne significa alzarsi al mattino, infilare i piedi nelle pantofole, alzare la tapparella, guardare il cielo plumbeo, indossare i pantaloni e la camicia pulita, evitare di farsi la barba per non incrociare il proprio sguardo, spento, nello specchio, bere un caffè in casa perché al bar costa troppo per le sue tasche vuote e uscire a cercare… lavoro.

I capelli sono bianchi, ma ti devi confrontare con centinaia di ragazzi in coda per i colloqui, forti, pieni di salute, mentre tu hai dormito solo grazie agli antidolorifici, palliativo per l’artrosi, un regalo di quarantacinque anni di duro lavoro sulle strade, al gelo dell’inverno e al caldo torrido dell’estate e le tue ossa ora ti fanno pagare il conto. Lavoro usurante, lo chiamano adesso, ma era l’unico lavoro che sapessi fare e che ha mantenuto i tuoi tre figli, l’affitto dell’appartamento, tua moglie che per arrotondare andava a stirare dalla professoressa di lettere del piano di sopra.

Ma era finalmente, e meritatamente, arrivata la tanto agognata data per andare in pensione: poter riposare un po’, fare quella gita con tua moglie che tanto desiderava da sempre, curarti i malanni, aiutare i figli con i nipotini a risparmiare sull’asilo nido che costa un botto e accudire tuo padre, malato di Alzheimer, che in quella casa con la badante non ci vuole più stare.

Invece no. Grazie a una legge, uscita come d’incanto dalla sera alla mattina, per rimpinguare le casse dello Stato svuotate da governanti incapaci e corrotti, la tua pensione è diventata un miraggio, scomparsa nel limbo.

In pensione non ci vai, ti hanno detto, non adesso perlomeno. Ma quando? Domani andrà meglio, cerchi di convincerti. Lo stipendio è cessato, la pensione non c’è e gli ammortizzatori sociali a te non spettano. E ora? Che fai? A volte il domani non arriva mai e tu sei stanco.

Cosa significa sentirsi un esodato, una categoria di ex lavoratori dimenticati, e si parla di migliaia di persone, che vaga nel nulla, non percepisce più stipendio e nel nulla e di nulla deve continuare a vivere?

Se questo è un uomo, l’hai letto tempo fa, quel libro, e sei inorridito di fronte alla bestialità umana, ma ora questa domanda te la senti girare in testa, avanti e indietro nelle tue viscere e non hai più l’energia per combattere, te l’hanno risucchiata tutta.

Se questo è un uomo… E anche oggi dovrai metterti in fila alla Caritas, in mezzo agli extracomunitari, ai barboni, ai pazzi. Tu che hai lavorato sempre, da quando eri un ragazzetto, ora devi ingoiare la tua dignità insieme al pane che ti stanno offrendo alla mensa dei poveri e speri che l’estate arrivi presto, ma non per andare in spiaggia, ma per spegnere il riscaldamento e risparmiare sulla bolletta.

Quanto faccia male tutto questo a chi importa? Importa a qualcuno? A me che scrivo tutto questo fa male, molto male, ma forse anche questo non importa a nessuno, resterà cosa mia.

… ma questo è un uomo?

280009