COLTIVIAMO L’ORCHIDEA FIORE DELICATISSIMO

GAMBARDELLA

DI FLAMINIA GAMBARDELLA

L’avete vista per la prima volta su un catalogo di arredamento, dove serviva a “fare ambiente”: un’orchidea bellissima, appoggiata su un tavolino da salotto che sembra proprio quello di casa vostra.

Poi siete passati di fronte al fioraio, avete visto una splendida composizione e non avete saputo resistere: siete tornati a casa con il sacchetto del pane in una mano e l’orchidea nell’altro. Ora lei è sul tavolino del vostro salotto e sembra guardarvi con i suoi begli occhioni colorati come a voler dire: “lo sai che quella del catalogo era di plastica e io invece no, vero?”.

All’improvviso vi ricordate che l’orchidea è la pianta più difficile da coltivare in assoluto.

E voi avete fatto morire l’ultimo cactus. Emmm io si!

Calma. Le necessità delle orchidee variano molto da specie a specie, ma dopo aver avuta una lunghissima conversazione col mio fioraio di fiducia ecco qualche consiglio per gestire l’emergenza e goderci finalmente la nostra bellissima orchidea.

  • Le orchidee sono, generalmente, piante epifite o semi epifite, ovvero posseggono radici aeree, al massimo si trovano su rami e tronchi di altre piante o su rocce ricoperte da muschi; nelle zone tropicali dell’America Latina, come la Bolivia meridionale, non è inusuale vederle crescere persino appese ai fili della luce! Esistono anche specie terrestri e acquatiche; per avere la certezza, meglio chiedere al fiorista.

  • Se sono specie aeree, l’ideale è coltivarle sospese in apposite “culle”, vasi da appendere al soffitto fatti di vimini o fili metallici ripieni non di terra ma di frammenti di legno e materiali spugnosi.

  • Amano il caldo e la luce, ma non l’esposizione diretta ai raggi solari; pertanto, paradossalmente, si adattano bene alla vita d’appartamento. Attenti solo a non esporle a fonti di calore diretto, perché potrebbero seccare le radici, esposte all’aria.

  • Non bagnatele troppo: le radici potrebbero marcire con facilità. Non usate l’annaffiatoio, ma spruzzate dell’acqua con un diffusore intorno al vaso. Vanno bagnate poco e spesso, anche fino a 4 volte a settimana. L’ideale sarebbe usare acqua piovana: il cloro contenuto nell’acqua di rubinetto è il peggior nemico delle orchidee.

  • Attenti ai segnali: se le foglie si ingialliscono, c’è troppa luce; se si accartocciano e non si formano germogli, la luce è troppo poca. Se appaiono macchie sulle foglie e sui fiori, è segno che la pianta “ha freddo” e va spostata in un luogo più caldo.

  • Se al terzo punto vi siete già scoraggiati, riportatela dal fioraio e chiedete in cambio un cactus. Stavolta, però, cercate di non far morire almeno lui.

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