LETERA A MATTARELLA, IL JOBS ACT INCOSTITUZIONALE

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DI CRISTINA GIUFFRIDA

Job act: è incostituzionale?
A seminare l’ombra del dubbio sono oltre 70 avvocati e docenti del lavoro, aderenti all’associazione giuristi democratici, che scrivono e firmano un appello al Presidente Mattarella invitandolo a non frimare il decreto attuativo della delega sul contratto a tutele crescenti.
Quindi, non solo i sindacati, non solo i “dissidenti” dem a contrastare fermamente la riforma del lavoro, come ha ripetuto recentemente l’ex segretario PD Pierluigi Bersani dichiarando che il job act: “Mette il lavoratore in un rapporto di forze pre anni Settanta. Si pone fuori dall’ordinamento costituzionale”, ma anche i giuristi.
La lettera/appello al Presidente Mattarella, non lascia spazio al dilemma e fa davvero pensare che questo governo stia agendo, scevro da ogni opposizione politica, al di fuori da regole di correttezza già indicate nella nostra Costituzione in pieno stile “ancient regime”.
Si legge infatti: “le violazioni degli artt. 3 e 117 Cost, alle quali si aggiungono una serie di eccessi di delega, che hanno introdotto nel decreto previsioni normative non riconducibili ai principi ed ai criteri direttivi enucleati dal Parlamento”
Obiettivo unico dell’appello e spunto di riflessione per Mattarella, sicuramente esperto in materia giuridica, è la constatazione comune dell’arretramento delle tutele che l’emanando decreto finirebbe per attuare, riportando le garanzie giurisdizionali offerte a quella parte di concittadini-lavoratori destinatari della nuova disciplina ad una soglia di azionabilità della lesione dei loro diritti derivanti dal rapporto di lavoro che appare, al più, paragonabile a quella vigente nel nostro ordinamento prima della introduzione dello Statuto dei diritti dei Lavoratori.
E’ impossibile non constatare, con amara coscienza, che il job act nato in casa Renzi, discrimina e differisce il trattamento tra i lavoratori che manterranno le vecchie tutele e chi invece rientrerà nelle tutele crescenti della riforma.
E’ corretto tutto ciò?!
No. Siamo già fin troppo divisi tra società perbenista e poveri tra capitalisti e proletari tra padroni e schiavi, manca solo fare la differenza tra lavoratori di serie A e lavoratori di serie B.
Tra sfortunati e fortunati nella sfortuna.
Fu Mattarella stesso, allora giudice della Corte Costituzionale, ad emettere sentenze secondo cui “il legislatore può prevedere un trattamento differenziato applicato alle stesse fattispecie, ma in momenti diversi nel tempo, poiché il fluire del tempo può costituire un valido elemento di diversificazione delle situazioni giuridiche” .
Ricorderà, almeno Mattarella, il suo passato?!
Gustavo Zagrebelsky, giudice emerito della Corte Costituzionale, in un intervista rilasciata il 28 febbraio al quotidiano La Repubblica, si mantiene più sul filosofico pur bocciando la riforma in questione: “La riforma del lavoro è un ritorno all’800. Si riduce lo stato sociale, si riducono le garanzie di lavoratori lasciati soli di fronte al potere del datore di lavoro. Il Jobs Act, con la riforma dei licenziamenti mette il lavoratore dipendente a disposizione delle decisioni del datore di lavoro. La stessa parola mercato del lavoro rovescia i principi della Costituzione che considera il lavoro come nucleo fondamentale della dignità di una persona e che dunque non può essere una merce spendibile sul libero mercato. Se è incostituzionale? Non nei termini di norma contro norma, forse. Ma sicuramente in quelli di filosofia generale, basti pensare agli degli articoli 1 e 4. Se fossi ancora presidente della Consulta non ci dormirei la notte, è in ballo il destino di milioni di persone”
La monetizzazione, lo scambio tra denaro e dignità, non vale la candela.
Un Italia di precari, di lavoratori senza diritti, di “pochi privilegiati” incollati alla sedia a dir “sissignore” pur di non rischiare di perdere il posto di lavoro, anche se nell’ambito “costituzionale”, non è certamente quello che oggi serve per incentivare il mondo del lavoro dove la carenza di fabbriche di aziende ed una politica debole sull’export, non viene affrontata a muso duro in nessun decreto ed in nessun ambito ministeriale.
A fronte di contratti precari, l’economia girerà sempre meno; l’edilizia continuerà a risentirne perchè sempre meno italiani saranno nella possibilità “burocratica” di acquistare casa.
La deriva oligarchica di questo governo, è ormai ben nota a tutti.
Anche a chi “non vuol vedere e/o pensare”; perchè si sa…non c’è peggior sostenitore di chi non vuol pensare con la propria testa..
Si parla di oggi di “plutocrazia finanziaria” dove probabilmente i danni che un giorno conteremo, saranno peggiori di quelli prodotti dalla politica di corruzione.
Se temiamo la guerra e l’invasione dell’ISIS, proviamo prima a pensare a chi ha invaso già le nostre vite e la nostra libertà…
L’opposizione sociale è viva e presente nelle piazze italiane; proviamo a costruire una vera opposizione politica senza auspicare negli stereotipi esteri: Politici e buoi dei Paesi tuoi…

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