A PROPOSITO DI MIGRANTI

FROTE MUNI

DI MINO FORTE

Per descrivere il dramma dei migranti che sbarcano sulle nostre coste, finalmente lontani dalle guerre, dalla dittatura, dalla povertà, dai soprusi e dalle violenze, non trovo nulla di meglio che ricordare un vecchio poeta calabrese, Ciccio Errigo, cantore della miseria e della solitudine. Nessuno forse più di lui ha saputo raccontare in versi i drammi e le paure dell’emigrazione, la tragedia di chi parte in cerca di un futuro.

Probabilmente il parallelismo con i migranti provenienti dall’Africa è quantomai azzardato, diverso il contesto, tante le motivazioni che li inducono a scappare. Ma io ci trovo qualche similitudine. Errigo si sofferma particolarmente sulla disperazione dovuta alla povertà e al sogno di una vera ricchezza, il punto di arrivo per ogni giovane dell’epoca e una sola agognata destinazione, l’America! In una delle sue liriche più note racconta di un giovane disperato che lascia la Calabria.”

Addio Calabria mia, addio terra che non mi desti pane, dove lavorai come un cane e non mi desti mai un soldo di bene, addio. Addio terra dove la gente soffre sta zitta e non si lamenta, addio mia sposa, addio Papà e Mamma, vado in America per ritornare presto.”

E arrivato nella baia di New York, il giovane saluta la sua nuova patria: “Saluti ‘Merica/ ti portu la me vita / li brazza e la frunti sudata / e tu mi scusi si non vestu di sita / e si ti porgiu ‘sta manu ‘ncallita.”

Credo non abbia bisogno di traduzione. L’impatto con la nuova realtà è devastante, ben lontana da come l’aveva sognata e Errigo la descrive in modo mirabile, così terribilmente aderente ai giorni nostri.

“Dopu ‘nu pocu i misi d’attesa e di spiranza/gli amici nci truaru nu postu nda ‘paranza”.

Perché ho raccontato questo? Semplice. Chi fugge dalla povertà e da ogni sorta di violenza deve avere un posto nel nostro cuore, accoglierli con spirito di solidarietà e fratellanza. E allora chi meglio di Nelson Mandela: “Nessuno è nato odiando qualcun altro per il colore della pelle, o il suo ambiente sociale, o la sua religione. Le persone odiano perché hanno imparato a odiare, e se possono imparare a odiare possono anche imparare ad amare, perché l’amore arriva in modo più naturale nel cuore umano che il suo opposto.”