ALIDA VALLI, SENSO DIMENTICATO DEL DIVINO

Italo_Moscati

DI ITALO MOSCATI

Un sorriso brillante e timido. capelli fluenti ricci, onde vanitose, modellate dalle carezze. Occhi grandi, sotto gli archi, su un naso discreto e presente, una bocca disegnata per i baci di ogni tipo. Scollatura invisibile, promettente con il suo timido alludere. Alida, tra le attrici belle, che non sono poche, che devono molto alla bellezza, che hanno sedotto e tradito nella finzione e nella realtà. Alida era, è tra le più affascinanti e cariche di risentimento. Era. Aveva fatto carriera in Italia ed era piaciuta a quel geniale “sporcaccione” di Hitchcock; la volle Visconti in Senso, film elegante e storico, i gay come Luchino sono stati bravi a farsi amare dalle donne che non riuscivano loro stesse ad essere ricambiate.

L’ho conosciuta. Il tempo fu spietato con lei, la modellò come mai avrei potuto immaginare. Continuò a fare cinema ma non era più la vamp delle passioni anche interiori; fece del teatro, in personaggi arcigni; lavorò con Benigni in un ruolo senza giovinezza. In un loft a New York incontrai il suo primo marito che si era trasferito e guadagnava pane con molti companatici; si era sposato con una silenziosa giapponese. Quel marito si era arricchito dipingendo per i musei i quadri trionfali dei generali americani vincitori, eroi ottocenteschi. Parlammo di Alida. Il distacco dovette essere forte e amaro. Lasciai perdere.

Volevo troppo bene alla fanciulla dai capelli morbidi dove una volta avevo messo una carezza, per gradire i particolari sullo strappo d’amore che pesò nella erotica signora scatenata nel sesso vietato dalle ragioni militari in Senso: l’ufficiale austriaco di cui si era invaghita fino all’estremo, disertore, traditore, che Alida, figlia del Risorgimento, patriota, denunciò e fece fucilare. Una vendetta. Ragioni di smarrimento. Paura del futuro.

Alida Valli