COPPA ITALIA. QUI VIOLA. SALAH PERCHE’ TI AMO E LA STELLA EGIZIANA SCHIANTA LA JUVE.

Giovanni Bogani

DI GIOVANNI BOGANI

Lo vedi infilarsi tra i giocatori bianconeri come se fosse in scooter e loro a piedi. E quasi non ci credi. Che lui, Salah, faccia due gol alla Juve a casa loro. Che noi, la Fiorentina, si vinca a casa della Juventus, e così facilmente, in definitiva. Che di occasioni ne abbiamo avute anche altre. In una, Gomez – Sigfrido dei “Nibelunghi” di Fritz Lang – si è ritrovato il pallone tra i piedi a due metri dalla porta, e per l’emozione è rimasto lì senza saper che fare, come quando una ragazza che hai inseguito per due anni ti dice che era invaghita di te. E tu non trovi le parole. Ecco, lui non ha trovato le parole per dire: tre a uno. Ma accontentiamoci. Che Salah è grande, e quando segna non fa le sboronate di tanti suoi colleghi, ma si lascia abbracciare, poi si inginocchia, mette la testa in terra, e prega. Il suo dio, che se non fosse tanto male usato, e abusato, da terroristi e assassini, sarebbe uguale al nostro. E due minuti dopo il gol, vedi Salah in difesa, a spazzare via un pallone pericoloso, con un lancione di cinquanta metri alla viva il parroco, o viva l’imam. Chissà come giocano a pallone, i ragazzini, in Egitto. Chissà che cosa sognava, a dodici anni, mentre correva tra la sabbia, nel caos di quel paese caldissimo, e bellissimo.