RESPONSABILITÀ CIVILE DEI MAGISTRATI. L’INTERVENTO DI MATTARELLA

Cristiana Panebianco

DI CRISTIANA PANEBIANCO

Mattarella interviene sulla responsabilità civile dei magistrati rinnovata dalla riforma approvata lo scorso 24 febbraio dalla Camera dei deputati con 265 voti a favore, 51 contrari e 63 astenuti che entrerà in vigore il prossimo 19 marzo e pubblicata in Gazzetta Ufficiale.

«Il magistrato osservi scrupolosamente i doveri indicati dalla legge: imparzialità, correttezza, diligenza, laboriosità, riserbo, equilibrio e soprattutto rispetto della dignità della persona. E consentitemi di sottolineare in particolare quest’ultimo elemento essenziale». Queste le parole del Presidente durante l’incontro con i giovani magistrati tirocinanti. Massima cautela nella valutazione degli effetti della applicazione della riforma ha detto Mattarella ricordando come «le recenti modifiche alla legge Vassalli hanno mantenuto il principio della responsabilità indiretta del magistrato e collegato la più stringente disciplina della rivalsa statuale alla riferibilità a condotte soggettivamente qualificate in termini di dolo o negligenza inescusabile».

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Il capo dello Stato ha poi aggiunto che il Consiglio superiore della magistratura è «organo di garanzia dell’autonomia e dell’indipendenza della funzione giudiziaria» e che lui, «nella duplice veste di presidente della Repubblica e di presidente del Csm», sarà sempre «attento custode» di questi valori. La lotta alla corruzione, in primo luogo, è ciò che il Capo dello Stato raccomanda ai giovani magistrati e aggiunge: «seguire il modello di magistrato ispirato all’attuazione dei valori etici ordinamentali vi aiuterà ad affrontare con serenità i compiti che vi aspettano e a non lasciarvi condizionare dal timore di subire le conseguenze di eventuali azioni di responsabilità».

Da sempre la legge sulla responsabilità dei magistrati ha destato polemiche e disaccordi da ogni parte e anche questa ultima riforma non si sottrae alla tradizione. In realtà, la legge 18/2015 non invade la responsabilità indiretta dei magistrati ma agisce sul meccanismo attraverso cui il normale cittadino può attivare la giustizia laddove ritenga di essere stato danneggiato dal comportamento di un magistrato che poi, ovviamente, si traduce in legge o atto equiparabile.

S’innalza la soglia economica del danno subito, relativamente al risarcimento del danno, che verrà commisurata ad una cifra pari alla metà dello stipendio che il magistrato percepisce in quello specifico momento della sua carriera invece che un terzo dello stipendio come accadeva fino a ieri. Questa soglia decade se si manifesta una violazione dolosa o di diniego della giustizia. Inoltre, è prevista la possibilità di imputazione per il magistrato per grave negligenza o colpa grave ossia il “reato” dovrà essere macroscopicamente evidente per far sì che l’autorità statale possa rivalersi su quel magistrato.

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