“LAVA LA MAMMA, È IL SUO LAVORO”. ETICHETTA SESSISTA? PER L’AZIENDA SOLO UNA BATTUTA

Daniela Spalanca

DI DANIELA SPALANCA

Sembra una banalità o addirittura uno scherzo, ma spesso dietro a certe cose si nasconde la discriminazione che non scaturisce solo  dal colore della pelle, dalla diversità di cultura o religione ma si manifesta anche  per la condizione sociale.

La responsabile delle donne del Pd di Bologna, Federica Mazzoni, ha segnalato  all’Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria le istruzioni di lavaggio riportate sull’etichetta di una felpa dove campeggiava la scritta “Lava la mamma, è il suo lavoro”.

Una scritta piccola, piccolissima che alla Mazzoni è sembrata proprio indigesta per quell’input sgradevole che invita l’acquirente ad affidare la felpa,  per lavarla e stirarla, alla mamma, trattata come una figura di secondo piano, come se il suo quotidiano occuparsi dei figli, del marito, della casa assicurando un benessere ai propri cari non fosse un atto d’amore ma un lavoro di poco conto.  Per la Mazzoni si tratta proprio di un  messaggio “sessista”. Da qui la sua indignazione e la sua segnalazione all’Istituto che autodiplina la pubblicità, raccoglie  denunce per spot ritenuti offensivi, falsi, violenti o volgari.

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Un compito arduo e complesso per la difficile applicazione di sanzioni ad hoc, al punto tale che recentemente  è stato  stilato un protocollo d’intesa col Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio “per vigilare sulla comunicazione commerciale che non rispetta la dignità della persona”.

La Mazzoni  ha anche  pubblicato su Facebook la foto dell’etichetta per divulgare questo messaggio, che offende la dignità della donna non solo perché viene svilito il suo lavoro ma soprattutto perché l’azienda che ha prodotto il capo d’abbigliamento è andata oltre quello che doveva essere il semplice e sintetico contenuto riportato solitamente sulle etichette, esprimendo un giudizio vero e proprio con quel “La lava la mamma, è il suo lavoro”.

«Con quell’etichetta – ha detto la Mazzoni – in modo speculare si insultano anche gli uomini, come se non fossero in grado di fare una semplice lavatrice o proprio non competesse loro».

Non si è fatta attendere la risposta dei responsabili dell’agenzia Free Srl Unipersonale, che hanno replicato dicendo: «Non c’è nessun tipo di ironia sessista. È una semplice battuta pensata per gli adolescenti che sono il nostro target ».

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