FINALMENTE LANDINI HA SUONATO LA CARICA

Vincenzo G. Paliotti

DI VINCENZO PALIOTTI

Io non la vedo così, come tanti, la “sparata” di Landini che lancia il “guanto” di sfida a Renzi. Poi, sono arrivati addirittura a pensare che il Maurizio della FIOM volesse fondare un partito, gli mancava il “predellino”, la Piazza San Babila e, diciamolo, qualcosa di concreto alle spalle che gli garantisse il successo. No. Non è così.
Sono in molti a non aver colto il messaggio di Landini: il primo a non capirlo è stato Renzi che ha reagito dimostrando a tutti come gli faccia paura qualcuno che voglia fare sul serio.
E qui posso anche capirlo, incrostato com’è alla sua poltrona: vedere una minaccia con tanti milioni di “aficionados” potrebbe spaventare chiunque.

Secondo me, Landini ha voluto suonare la “carica”, come faceva il “trombettiere” del grande Torino per svegliare la squadra e farla giocare come sapeva, la cosa funzionava sempre. Funziona ancora!

La tromba di Landini dice che c’è uno spazio vuoto – visibile a tutti – lasciato aperto dal PD ormai in rotta verso la posizione stabile al centrodestra, ma anche da tutte quelle frazioni di sinistra che pare si siano addormentate e che stentano a capire che solo con l’unità possono far fronte a Renzi e alle sue “armate”, alla sua politica totalmente prona ai voleri capitalistici e della troika europea.

Non a caso Landini parla di coalizione. Ma più che a questi, Landini pare, secondo me, rivolgersi ai tanti “tentenna”, ai tanti “esco ma non subito”, ai vari “Jobs Act? Beh, si può vedere di migliorare”, a tutti quelli che dopo aver votato la fiducia si sono “accorti”, povere anime, che quella fiducia era una trappola e la loro fiducia era la firma su una cambiale in bianco ossia delegava il governo ad agire come meglio, anzi peggio, credeva. E si rivolgeva, anche, a chi parla di ditta e quegli squilli sembravano dire “la sola ditta che conta è il cittadino lavoratore e i suoi diritti ineludibili“. Senza contare che c’è sempre quel 40% di astensionisti da conquistare, ai quali nessuno pensa. Sbagliando!

Funzionerà?
Sergio Cofferati pare aver capito subito il valore di carica del compagno sindacalista. E Bersani? Finalmente parla di incostituzionalità del Jobs Act, e ha avuto un, per me ancora flebile, moto di irritazione non partecipando, oggi, alla riunione dei democratici con l’antidemocratico Renzi.
Ma ancora aspetto di vedere i fatti: coerenti e concreti.
Non so perché tanti di quelle “categorie” citate hanno paura, chi di perdere la poltrona, chi di trovarsi di fronte ad un compito troppo grande per la loro statura e a dover ingaggiare una lotta per definire chi dovrebbe poi essere a capo di questa coalizione, anche se per me oggi come oggi nessuno è in grado di farlo.

Civati? Lo chiameremo Carlo Alberto perché somiglia sempre di più al Savoia proverbiale Amleto. Fassina? Troppo emotivo e ingenuo anche se, insieme a Civati, ha sempre detto quello che pensava. Vendola? Se fosse gradito da tutti i sondaggi non darebbero SEL intorno al 4% quasi fisso, e poi ha avuto tanti, troppi anni a disposizione per prevalere su altri “candidati” perdendo sempre e quindi non vedo come possa all’improvviso raccogliere qualcosa che in tanti anni non gli è riuscito di fare.

A me viene in mente che chi potrebbe fare da collante in questa coalizione potrebbe essere un personaggio vicino alla sinistra ma al momento fuori dai giochi.
E penso a Rodotà, a Zagrebelsky: perché oltre quanto detto sono due grandi uomini, fedeli alla Costituzione e lontani dal concetto dell’uomo della provvidenza. Sono certo che parlerebbero più di gioco di squadra che di uomo solo al comando.

Tornando a Landini e al suo squillo di tromba, il coraggio non gli manca e gli va riconosciuto di aver risvegliato molti, trascinando la Camusso, ed ora anche Cofferati – che dopo il modo con cui ha perso le primarie liguri ha finalmente capito tutto – a rappresentare la piazza della Manifestazione del 25 Ottobre. La piazza dei lavoratori e di chi il lavoro non lo troverà mai per queste leggi che tolgono ogni dignità ed ogni possibilità di rappresentanza a chi opera e produce.

Ricordiamolo: lo spunto era buono e però chi doveva poi approfittare della scintilla non l’ha fatto, perdendo un’altra occasione per cercare questa benedetta, maledetta, unione di una sinistra che pare convenga, non certo a noi cittadini, stare bene così: divisa.

Ma finalmente Landini ha suonato la carica.

Gustavo Zagrebelsky