PODEMOS E CINQUE STELLE: SIMILI MA LONTANI

DI ALESSANDRO GILIOLI

Le somiglianze programmatiche (ma anche cognitive e generazionali) tra Podemos e Movimento 5 Stelle sono numerose: il coinvolgimento e la partecipazione dei cittadini dal basso, l’approccio postideologico, il superamento del dualismo centrodestra-centrosinistra, la contrapposizione ai poteri finanziari e alla Troika, l’attenzione estrema per i problemi ambientali e per le lotte locali, l’uso della rete per scegliere i candidati alle cariche pubbliche, l’autoriduzione degli stipendi degli eletti, lo sdegno per i privilegi della casta, la fermezza più assoluta contro la corruzione, la trasversalità di classe e altro ancora.

Tuttavia, anche le differenze non mancano: «In Italia, Beppe Grillo e il suo movimento sono stati molto positivi nella fase destitutiva del vecchio regime, ma si sono rivelati insufficienti nella fase costitutiva», dice uno degli ideologi di Podemos, Juan Carlos Monedero. «Questa infatti esige un’approfondita diagnosi sociale, una lettura economica e culturale del passato recente e del presente: una cosa che manca al Movimento 5 Stelle. Ma noi siamo diversi dal partito di Grillo anche perché proveniamo dal troncone della emancipazione sociale spagnola e internazionale, loro no».

Ciò nonostante, le occasioni di collaborazione al Parlamento europeo non mancano, soprattutto nella contrapposizione alla Troika e alle “larghe intese” di Bruxelles: «Lavoro molto bene con alcuni di loro», dice l’eurodeputata Tania González, «e ci troviamo d’accordo su molte cose, specie economiche e ambientali. Su altre invece siamo lontanissimi, come sul tema dell’immigrazione, che per noi è una questione dirimente. Credo che Grillo abbia interpretato bene lo scontento, da voi, ma poi non sia andato oltre».

Ma c’è di più, come dice Pablo Gomez Perpinya, responsabile di Podemos Pozuelo: «Il nostro partito non condivide per nulla l’euroscetticismo di Grillo: noi, al contrario di lui, crediamo che l’Europa sia l’unica strada attraverso la quale passa la possibilità del recupero della sovranità da parte dei cittadini. Pensare a un ritorno alla sovranità su base nazionale è un’illusione o tranello».

In Podemos infatti non si parla di uscire dall’euro – nemmeno come ipotesi – ma di «cambiare le istituzioni europee rendendole espressione dei cittadini anziché delle élite».

Il fatto è che «il Movimento 5 Stelle ha tentato di dare una soluzione solo tecnica a una questione politica e sociale», sostiene Guillermo Zapata del Patio Maravilla: «Offre un protocollo – la partecipazione dal basso – ma non propone una risposta politica da metterci dentro. L’idea di aprire l’architettura del potere ai cittadini è giunta, tuttavia da sola non basta, resta vuota».

Ma le differenze tra M5S e Podemos non riguardano solo la cultura politica, le tradizioni di provenienza e l’europeismo. Anche le prassi, tra le due forze, sono diverse: basti pensare al fatto che per la certificazione delle sue consultazioni on line Podemos utilizza tre diverse società esterne, mentre in Italia sono gestite direttamente da Casaleggio. Inoltre a Podemos nessuno ha mai pensato di usare le votazioni via Web per espellere qualcuno, anzi gli attivisti spagnoli aggrottano le sopracciglia parlando di Grande Fratello quando vengono a sapere di questa usanza pentastellata.

Per quanto riguarda il modello organizzativo, quello di Podemos prevede l’elezione di vertici locali e nazionali, quindi di rappresentanti ufficiali nelle cariche di partito, cosa che in Italia il M5S ha sempre escluso. In Podemos le cariche sono definite e strutturate tanto a livello locale (comune, provincia, regione) quanto nazionale, con un segretario generale (Iglesias), un numero due (Íñigo Errejón) e così via, tutti eletti con apposita votazione on line dagli iscritti al termine di un congresso che si è tenuto “fisicamente” (mentre il M5S non ha mai fatto un congresso nazionale); va tuttavia specificato che anche in Podemos il congresso ha funzione solo di dibattito mentre la sovranità degli iscritti si manifesta via web.

A proposito di Internet, è vero che anche Podemos, come il M5S, ne fa un uso robustissimo per la comunicazione virale dei suoi punti di vista, ma questo non viene considerato alternativo ai vecchi mezzi di comunicazione bensì del tutto complementare: è raro che un esponente o attivista di Podemos rifiuti la partecipazione ai talk-show o un’intervista a una televisione; anzi, le persone più in vista del partito considerano essenziale esserci capillarmente nei media che entrano nelle case di quella vasta fascia di popolazione non raggiunta dai blog e dalla Rete.

Infine, anche la questione delle possibili alleanze viene vista da Podemos con più laicità e possibilismo rispetto al niet del M5S: «Difficilmente a novembre avremo la maggioranza assoluta quindi non è escluso che ci troveremo a concludere qualche accordo di scopo con altre forze politiche», dice Carolina Bescansa, tra i fondatori del partito, e questa è la stessa formula che si sente ripetere anche tra gli attivisti dei circoli di base. L’importante, si aggiunge, è che le trattative avvengano alla luce del sole, che il grosso del programma di Podemos venga accettato dai possibili alleati e che ad accordo concluso questo sia sottoposto a un referendum tra gli iscritti prima di fare il governo.

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