IL CAFFÈ DI CORRADINO. VAROUFAKIS, “UN PIANO MERKEL”

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DI CORRADINO MINEO

A parte il Corriere, che intervista Squinzi “L’Italia punti sulle imprese” – e il Renzi di Giannelli fa volare l’aquilone di Confindustria – oggi i giornali, un po’ stupiti e qualcuno a denti stretti, raccontano che il Workshop di Cernobbio, ha applaudito una nuova star, Yanis Varoufakis! Titolo in prima pagina sul Sole24ore: “Un nuovo piano con i Bond BEI” e tutta la seconda. Repubblica: “Il ministro greco conquista il parterre di Cernobbio”. E l’economista Roubini: “la crescita va sostenuta con l’attacco alla corruzione”. “Atene fuori dall’Euro? Un disastro per tutti”. Stampa, “Applausi e selfie, Bruxelles cambi le regole”, con titolo ruffiano: “Varoufakis, il ministro narciso che va un tournee tra i potenti”.

Il greco ha chiesto “un piano Merkel” (come il piano Marshall, nel dopoguerra). La Banca Europea degli Investimenti lanci un progetto, non non già per pagare debiti statali o finanziare banche, ma per promuovere produzione industriale e ammodernare infrastrutture. La BCE compri i titoli emessi dalla BEI, finanziando così la crescita.  Una provocazione, che fa infuriare Schäuble ma che piace a tanti capitalisti. Perché?  Perchè loro sanno che i tanti soldi, messi a disposizione dalla BCE rischiano di non finire alle imprese e crescita, ma di drogare il mercato azionario, facendolo correre,sì, non si sa in che direzione. Servono Stati Uniti d’Europa e una politica economica comune e solidale.

La controprova, nell’intervista del Corriere a Squinzi: Certo grato al Premier e al Governo (jobs act e lo slogan “non c’è ripresa senza impresa”) ma poi chiede quello che nè Draghi nè l’Europa il Governo promettono: meno tasse, aiuti al mercato interno, sostegno all’edilizia “il mattone finanzia lo Stato. Senza edilizia e infrastrutture è difficile che l’economia possa riprendersi con un buon passo”. E la verità sta nella forbice delle previsioni di crescita che oscillano dallo 0,5% (crescita virtuale, con il ceto medio, infuriato, che non si vede arrivare niente in tasca) al 2,1% (che forse convincerebbe persino parte del proletariato ad accettare meno diritti in cambio di più lavoro e salario). 

Titolo di Repubblica: “Scontro Landini-Renzi. Il Pd cancella i diritti”. Il Fatto: “È Landini l’anti Renzi”. Il manifesto: ”Il saldatore”. Per Renzi – scrive il retroscenista Bei su Repubblica – Landini “ha gettato la maschera”, ha fatto “coming out”, dunque gli scioperi contro il governo erano “politici”. E che altro avrebbero dovuto essere, visto che il governo vuol sacrificare la contrattazione nazionale a favore di quella aziendale, mette per 3 anni i nuovi assunti nelle mercè degli imprenditori, insinua che per insegnanti e pubblico impiego non serva la trattativa sindacale, trasforma (con gli 80 euro, il bonus per i figli, i 100mila precari assunti) diritti e conquiste in graziose concessioni governative? Ma i giornali si preoccupano per la sinistra politica, Pd o extra. Pare che Landini non li voglia nella coalizione sociale,  preferendo Cecilia Strada (Emergency) o Sandra Bonsanti (libertà e giustizia). Voglio essere chiaro: l’importante è che la coalizione sociale cresca, diventi robusta e non somigli a un inter gruppo né a un coro di vestali della società civile. Il resto lo farà Renzi, che con la sua legge – una lista, una faccia – costringerà Landini a candidarsi. Disinteresse e generosità. Bene Cuperlo su Repubblica e Ferrero sul Fatto.

Diavolo di un Papa! Ieri Bergoglio ha rubato il mestiere persino a Maurizio Crozza. “Caro Renzi, vuoi fare #labuonascuola, che bello! Valorizzare i professori, giusto!  Ma come si fa, caro Matteo, se gli insegnanti in Italia sono tanto mal pagati? Questa è un’ingiustizia!”.