VARALLO ITAGLIA: SPUTI E BOTTE IN CLASSE ALLA COMPAGNA DISABILE

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DI ANTONIO GIAMPIERI

Varallo , provincia di Vercelli. Piemonte. Sembra una normale giornata di scuola in una classe del rinomato Istituto Alberghiero locale. Una insegnante spiega, i ragazzi sono attenti a fare altro. Ad esempio, sputare addosso ad una ragazza disabile, insultandola e picchiandola. Sono in tre ad accanirsi contro la loro compagna, un’altra ragazza riprende il tutto con lo smartphone. Pochi istanti dopo il filmato è già on line, sui vari social network.
Nelle immagini, che sono state poi sequestrate dagli inquirenti,
si vedrebbe l’insegnante che assiste al pestaggio e che non interviene.
La notizia è così ordinariamente aberrante che merita più di una considerazione.
Diamo per buono il fatto così come è stato riportato dai giornali, anche se ci sono indagini in corso per appurare eventuali responsabilità. Tra l’altro, i ragazzi sono tutti minorenni.
Punto primo: l’insegnante che vede tutto e non fa nulla. Perché? Posso solo immaginare qualche ipotesi. Pensa che della ragazza disabile dovrebbe occuparsi un insegnante di sostegno ma la scuola non lo passa, così decide, anche per ripicca, che non è un problema suo? E’ stanca e non vuole fare lo sceriffo, perché non le compete? Ha paura della sua classe di sedicenni? Non ha gli strumenti punitivi per intervenire? Dandole, a fatica, qualche improbabile giustificazione professionale, viene comunque da chiedersi: che razza di persona è questa? La difesa verso i più deboli va oltre i ruoli. E’ talmente ributtante prendersela con una ragazza che ha la sfortuna di essere disabile e quindi indifesa, che verrebbe naturale, a chiunque, alzarsi da quella cattedra, prendere i responsabili, sospendere la lezione, chiamare il preside e i genitori. E prendere immediati provvedimenti.
Ma quali? E questa è la seconda considerazione. Sospendere i quattro ragazzi? Sai che punizione per gli stessi…E la magistratura, ammesso che emergano responsabilità penali, il massimo che potrà fare sarà denunciare i quattro sedicenni. E la professoressa? Non dovrebbe anche lei essere sottoposta a qualche provvedimento giudiziario, visto che dovrebbe avere la responsabilità , come insegnante in una classe di minorenni?
L’istituto potrà punire l’insegnante applicando, ammesso che esista, qualche comma di qualche regolamento? O terrà tutto sotto traccia per il buon nome della Scuola stessa?
Terza considerazione: i genitori di questi ragazzi. Me lo chiedo da padre. Cosa diranno ai propri figli? Sequestreranno loro i telefoni? Toglieranno loro la playstation? Non li faranno uscire con gli amici per una settimana? Che potranno fare? Qui siamo di fronte a dei sedicenni che hanno un vuoto totale al posto del cervello. E a genitori che si sono lasciati sfuggire di mano la vita dei figli. Quarta considerazione: gli stessi ragazzi. Sono in grado di capire di aver commesso un gesto odioso? Qualcuno li assolverà, riconducendo il
tutto ad una bravata. E il resto della classe? Tutte pecore, vittime del branco, a ridacchiare? Questa storia lascia una sensazione diffusa di rabbiosa impotenza . Ma che si può fare per impedire che queste cose accadano ancora? Se io fossi il padre di quella ragazza disabile, vorrei in qualche modo vendetta. Troverei il sistema di rendere pan per focaccia a quei quattro scemi. Anzi cinque, insegnante compresa. Una sorta di gogna mediatica, li farei girare con addosso un cartello con scritto in grande: “Sono un cretino” filmerei il tutto e lo posterei in tutti i siti internet. Rischierei ovviamente denunce, passerei per nazista, ci sarebbero sindacati pronti a scioperare. Ma che soddisfazione! Ogni tanto si dovrebbe alzare la faccia, prendersi le proprie responsabilità e non far finta di non vedere. Nessuno tocchi i disabili.

DEFICIENTE-VIVAVOCE