LUPI PER ESEMPIO…

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DI RITA PANI

Non è che sia venuta a mancare la mia passione politica. È proprio la politica che è venuta a mancare. Non che le cose non accadano, ma è l’aura di surrealismo che le ammanta, che rende possibile parlarne come ne parlavo prima. Trovare “la colpa” in tutto questo è impossibile oltre che inutile. Mi piace pensare che sia una sorta di morbo che decompone lentamente ma inesorabilmente i centri del pensiero. Mi quieta credere che sia così.

Per imparare meglio della storia e del futuro, sto prediligendo la lettura dei commenti alle notizie, più che le notizie stesse. Riesco così a tenere sempre sotto controllo il polso della devastata situazione italica, quasi come se mi fossi prefissata il punto di non riorno; solo che non ho sotto mano un piano di salvataggio, quindi, ahimè è inutile pure questo, ma almeno è divertente.

Lupi, per esempio …

Mi è stato insegnato – e spero d’aver insegnato – che nella vita si dovesse sempre far in modo di poter andar per strada a “testa alta”. Guardarsi allo specchio senza aver voglia di sputarsi. Oggi, son certa d’aver imparato quella lezione, perché di tanti malesseri non ho certo quello della coscienza che pesa.

Eppure i commenti alla notizia delle dimissioni di Lupi, il concetto della “testa alta” era stravolto. Ho letto persone che “si complimentavano per il grande gesto”; ho letto che in fondo, non essendo nemmeno indagato, per un orologio, un lavoro al figlio, qualche week end dorato, poteva pure restare dov’era e “continuare a fare il suo lavoro”. “Un gesto eroico, in questo Parlamento dove tutti hanno rubato soldi” chiosava un “liberocomunicante”.

Mi venne persino voglia di uscir per strada e camminare guardando la punta delle mie scarpe, tanto mi sentii inutile, stupida e ripugnante, io, che se solo avessi fatto qualche compromesso, o avessi solo taciuto, o finto di non sentire, chissà come starei ora. Magari sotto contratto Mondadori … chissà!

La politica è quell’arte utile a regolare la vita dei cittadini. La politica è quella cosa che se fatta bene ci dà una vita decente. Lo Stato dovrebbe essere l’entità capace di garantire la nostra esistenza, stabilendo le regole, riconoscendo i nostri diritti, e al quale noi dovremmo contribuire assolvendo ai nostri doveri.

Ma ormai è tardi. Mancano le basi della civiltà nel nostro sordido paese. La corruzione è corruzione. Non è più o meno grave a seconda di quanto hanno messo in tasca o sul polso. L’uomo delle istituzioni non dovrebbe corrompere o farsi corrompere, non dovrebbe essere superiore – nei diritti – dell’ultimo cittadino. L’uomo delle istituzioni dovrebbe essere semplicemente uno dei tanti dipendenti dello Stato, che per lo Stato lavora. Che lavora per noi.

Dimmi tu, che hai appena visto tuo figlio laurearsi in ingegneria, dopo una vita di sacrificio, evitando di comprarti qualunque cosa per far sì che tuo figlio potesse studiare, davvero credi che in fondo non sia grave, una telefonata di un ministro per “far sistemare” suo figlio? Oh sì che lo è. E lo è soprattutto, perché se hai un figlio che sta finendo i suoi studi, e nessuna telefonata da fare, sai che nella migliore delle ipotesi, quel figlio dovrà andarsene da questo posto che nulla garantisce a chi sa, ma tutto dà a chi ha da sfruttare.

Di solito un politico, amico o conoscente, che verrà ricambiato con un voto alle prossime elezioni, col quale si potrà garantire ancora il suo futuro. Col voto dato a chi può darti qualcosa in cambio, fai sì che lui soltanto possa ancora guardare al futuro, cancellando di fatto non solo il tuo, ma anche il mio, un altro, quello delle mie figlie, e dei figli di molti altri di noi. Di tutti quelli che non hanno santi in Paradiso.

È davvero così difficile immaginare un paese onesto, fatto di gente onesta? Sarebbe bellissimo – io riesco a vederlo – perché son comunista e fortunatamente è questa la mia malattia. Quella che mi obbligherà a tenere la testa alta e la schiena dritta, anche quando l’artrosi me l’avrà piegata in due, perché la mia faccia allo specchio, anche quando non riesco a guardarla, perché ho i capelli come una scopa, e gli occhi gonfi delle notti troppo lunghe, mi piace e non la sputerei mai.

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