PAPA FRANCESCO A NAPOLI, LE PAROLE DI UN RIVOLUZIONARIO

Carloalberto Sartor

DI CARLOALBERTO SARTOR

Per casualità mi è capitato di sentire in diretta il discorso del Papa a Napoli.
Io non sono credente (e rispetto i credenti, di qualunque tipo) e ho anche una certa diffidenza per le gerarchie ecclesiastiche.
Diffido anche degli strumenti mediatici, ormai sempre più usati con furbizia da vari soggetti.
Però, francamente, il discorso fatto oggi mi ha colpito per la capacità di penetrazione e di analisi.
Mi verrebbe da dire, con una certa amarezza, che se questo Papa è veramente il rivoluzionario (nel senso buono, ovviamente) che sembra, difficilmente morirà di vecchiaia. Mi sembra di notare che non si faccia scrupolo (nel senso buono del termine) di sottolineare (senza dimenticarne molte) “chi soffre” e “a causa di cosa” senza molti peli sulla lingua.
Si può condividere o meno l’ambito in cui opera e per il quale si adopera in questa opera mediatica, però sicuramente, un Pontefice in grado di comunicare con questa profondità ed efficacia, capace di scuotere le coscienze e cercare di spiegare anche da dove partono alcuni dei mali del mondo con una non banale dose di schiettezza e precisione, non si era mai visto su quello scranno. Finora.
Colui che lancia alle ortiche orpelli e formalità dicendo anche è giusto così, mi pago l’albergo; che vive nel modo più lontano possibile dagli sfarzi del potere, merita sicuramente di essere ascoltato e preso in attenta considerazione.
Poi, se si rivelasse un gran furbo o un gran parlatore (i rischi ci sono sempre, teoricamente), pazienza: ma almeno ci dice delle cose vere e tangibili e non banali, cercando di aumentare la consapevolezza della gente in quella strana e contraddittoria società in cui si trova a vivere. Uno a zero e palla al centro per questo Papa.

Che si tratti di una personalità assolutamente non banale, direi che non ci piove!
Il mio modello di religione personale consiste nel credere alle persone che hanno qualcosa di bello e di buono da dire, indifferentemente dalla “casacca” che indossano. È una religione un po’ strana, la mia e mi vede pronto ad ascoltare chi parla di cose concrete e che mi dà l’idea di poter cambiare qualcosa.
Potrei credere anche a Jorge Bergoglio. Diventato Papa, suppongo e spero, per lasciare un segno positivo. E se chi l’ha fatto diventare Santo Padre l’ha messo lì per rendere il mondo migliore, ad occhio non mi sembra abbia fatto una mossa sballata. Questo Papa è da seguire con attenzione.

Che sia un gesuita e che abbia pertanto una capacità comunicativa notevole è assodato. Che questa capacità possa in generale essere usata male ed essere comunque utiizzabile all’interno di una “grande recita” anche questo è teoricamente possibile (e magari in passato praticamente avvenuto). Innegabile.
Però c’è uno spessore ed una concretezza comunque in grado di accendere delle riflessioni. Qualcosa che appartiene al singolo uomo, alla sua esperienza, alle sue capacità di intercettare i bisogni della gente e anche al suo credo, suppongo.
Si deve sempre sospettare ma anche “raccogliere” criticamente quello di intelligente che viene detto.
Apprezzo i contenuti. Salvo buon fine, perché non si sa mai. Però non si può buttare tutto solo perché ha addosso una casacca che non piace. Non è sufficiente.

Non si può camminare nel fango senza sporcarsi i vestiti: è vero. Non si può nemmeno far parte di una società (buona o cattiva che sia) e dire che “non se ne fa parte”. Non si può esser parte di una gerarchia senza essere comunque in un qualche modo considerati (a torto o a ragione) “conniventi” con le malefatte che la gerarchia stessa ha fatto e non si può nemmeno essere completamente giudicati “sporchi” e “negativi” se, essendo all’interno di una certa gerarchia, magari si sta facendo qualcosa da dentro per cercare di migliorarla. Sono tutte considerazioni validissime e sono peraltro tutte considerazioni sagge e “vere”.

Rifiuto, per mia scelta e per convinzioni personali “forti”, tutto ciò che il Papa dice per portare acqua al mulino della Chiesa e per introdurre discorsi legati alle religioni, ma quando afferma che la società sta massacrando la gente perché pensa ai soldi di pochi, agli interessi di pochi, che mi piaccia o no, non posso che alzare le orecchie e dirmi: “Sta dicendo qualcosa di sensato, sta dicendo qualcosa di vero e di importante” e ho tutto il diritto-dovere di ragionarci su, anche un po’ ringraziandolo di avermi ricordato qualcosa che magari mi viene in mente sgangheratamente ogni tre o sei mesi ma che poi resta lì.

Gandhi (faccio un esempio per tutti) era un tizio che ha detto tante cose importanti. Che meritano di essere lette e meditate senza andare a pensare se Gandhi era mormone, buddista, figlio di ricchi o di poveri, appartenente a qualche importante ceppo familiare o a qualche dinastia “alla Rotschild”: non devo sposarne la religione, l’ideologia o il partito.

Nella mia vita ho incontrato gente con addosso “divise” di ogni tipo e quel poco che ho imparato dalla vita è che se da una parte devo sempre stare molto attento a come mi rapporto con essa, dall’altra non devo nemmeno scartare a priori ciò che quella singola persona mette in campo di se stesso. Penso non ci sia un ambito umano in cui sia tutto buono o tutto cattivo. Non ci sono sei miliardi di isole deserte e dobbiamo cooperare ed interagire tra di noi.