IO E ZUCKERBERG, INCONTRARSI A ZAGAROLO

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DI FRANCESCO LANZA

Ieri ho mandato a Zuckerberg la richiesta di modifica del nome della pagina.

Quindi l’ho chiamato e gli ho detto: – Zuckerberg, ti ho mandato una mail. Devo cambiare il nome, I’m not a numero, I am a free man.
Egli mi ha invitato subito presso la sua residenza di Zagarolo, dove ho incontrato l’amica comune Michelle Obama, fatta come un mattone, che mi bacia su entrambe le guance e mi dice: – Always look at the bright side of femminicidio, man.
A quel punto non ci ho visto più e ho dato di matto, ho preso la prima cosa che mi è capitato sotto mano (i referti dell’esame alla prostata di Nelson Mandela) e l’ho scagliata addosso a Zuckerberg, gridando: – Non cercare di fottermi, dude! Tu stai prendendo tempo!
Con le lacrime a gonfiare i suoi cerulei occhi, si inginocchia e comincia a parlare in braille, lingua che conosco bene per via della guerra in Corea. Diceva cose su quanto è brutto quando un hobby diventa un lavoro.
Ma già a metà del suo discorso non lo stavo più ascoltando, perché il tramonto faceva capolino tra gli appennini, facendomi sentire improvvisamente in pace. Lo potevo vedere dalla piccola finestra della cucina, fiammeggiante di possibilità appena taciute.
Ricordo che mi si fece vicino Red Canzian dei Weather Report.
Ricordo che mi disse: – Che tramonto poderoso.

 

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