YEMEN: MICCIA INCANDESCENTE

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DI ALDO MADIA

I ribelli stavano minacciando la base di Al Annad dove americani e britannici hanno i droni contro Al Qaeda. Attacco nella notte, come da regola. L’Arabia Saudita invade lo Yemen con 100 aerei e 150 mila truppe di terra, il supporto logistico e d’intelligence USA e una ‘Coalizione’ con i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo. Avessero attaccato così Isis, il Califfo sarebbe un ricordo.

L’Arabia Saudita ha lanciato una operazione militare per contrastare l’avanzata dei ribelli sciiti Houthi in Yemen. Attacco la notte del 25 con i primi raid aerei contro le postazioni sciite nella capitale Sana’a. L’esercito di Riad ha mobilitato 150mila soldati e 100 caccia. Egitto, Giordania, Sudan, Pakistan, Bahrain, Kuwait, Qatar e Marocco garantiscono il sostegno a Riad. Alcuni hanno promesso l’invio di truppe di terra (Egitto, Giordania, Sudan e Pakistan), altri aerei da combattimento (Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Kuwait, Qatar, Giordania, Marocco e Sudan). Riad ha anche l’appoggio logistico e d’intelligence da parte degli Stati Uniti. Tutto il mondo arabo sunnita contro i ribelli sciiti yemeniti e indirettamente contro Iran e mezzaluna sciita. Una Coalizione molto più compatta di quella contro i tagliagola jihadisti.

Le due parti in conflitto

Da settembre, i ribelli sciiti Houthi, sotto la guida dell’ex presidente Ali Abdullah Saleh e col sostegno dell’Iran, si sono attestati nella capitale Sanaa con l’appoggio di parte delle forze armate e a gennaio hanno esautorato il presudente, il sunnita Mansour Hadi, che è a fuggito ad Aden, sulla costa meridionale.

Da allora, gli Houthi hanno fatto progressi sul campo e conquistato Taiz, terza città del Paese.

E qui è il dettaglio importante che spiega l’interesse attivo Usa e britannico.

Le forze ribelli stavamo minacciando la base militare di Al Annad, a soli 60 chilometri da Aden dove gli eserciti americano e britannico gestiscono la guerra dei droni contronAl Qaeda.

Peggio: gli Houthis, al momento hanno ancora il controllo dell’accesso al Mar Rosso e al Canale di Suez, vie di transito della maggior parte del traffico petrolifero per l’Europa.

Le cause della guerra

Gli irrisolti conflitti tribali e gli scontri tra sunniti e la minoranza sciita emarginata (il 40% della popolazione), si sommano alla crescente minaccia qaedista.

1) La condizione socio-economica disastrosa esplosa nella rivolta del 2011;

2) l’interferenza di Arabia Saudita, leader del sunnismo wahabita e guida del Consiglio di Cooperazione del Golfo, e sul fronte opposto l’Iran, interprete dello sciismo teocratico e punto di riferimento di minoranze e Paesi della stessa corrente;

3) l’alto livello militare di Al Qaeda in the Arabian Peninsula (AQAP).

Una partita tribale/religiosa praticamente inestricabile. A metà dello scorso anno, gli Houthis sciiti calano da nord sulla Capitale a chiedere rappresentanza.

Li guida Abdel Malik al-Houthi, famiglia che ha dato nome al movimento nato nel 1990 e da allora in lotta con il governo.

Il gruppo è una corrente minoritaria dello sciismo chiamata Zaydismo, da Zayd bin Alì, pronipote del Profeta Maometto e venerato dagli Zayditi come ’5° imam illuminato’.

Tra tribù e fede

Sul pasticcio Yemen prova e metterci le mani anche l’ONU che ottiene un accordo che l’eterno presidente poi non mantiene. Questo gennaio la situazione precipita.

Abdel Malik al-Houthi guida l’assalto al Palazzo Presidenziale e conquista la capitale.

Il Presidente Hadi presenta le dimissioni e finisce solo agli arresti domiciliari.

Ancora l’Onu che dice e non ottiene. Poi il Presidente Hadi riesce a fuggire ad Aden dove, ovviamente ritira le dimissioni e fa diventare Aden, nuova capitale del Paese.

Arabia Saudita e poco dopo Emirati Arabi Uniti e Kuwait traferiscono le rispettive Ambasciate ad Aden, mentre di Vertice di pacificazione non se na parla più. Era stata decisa la guerra.

Yemen uno e trino

Nei fatti, il Paese è ora diviso in tre parti (per semplificare):

a) Area Centro-Nord ai ribelli controllati dagli Houthis sciiti;

b) zona a Sud di Sana’ (l’ex capitale) a maggioranza fedele al Presidente Hadi, sunnita;

c) Poi il pasticcio Aden, con una minoranza indipendentista non fedele al Presidente e Forze armate divise a completare il caos.

Il Ministro della Difesa, generale raggiunge Aden e sta col presidente.

Il Comandante delle Forze Speciali, Abdel Hafez al-Saqqaf dichiara fedeltà agli Houthis e tenta un’insurrezione per il controllo dell’ Esercito ma è bloccato dalle truppe del Sud fedeli ad Hadi.

L’intregralismo islamico

Il 20 marzo due kamikaze si fanno esplodere nelle moschee Badr e al-Hashoosh, nella capitale, frequentate dagli sciiti provocando la morte di 142 persone e centinaia di feriti. La strage è rivendicata dall’ ”Islamic State of Iraq and Sham”, che vuole segnalare la sua presenza anche nello Yemen.

Non è l’esercito, ma AQAP a rispondere a ISIS, a modo suo.

Due giorni dopo l’assalto alle moschee, i qaedisti di AQAP attaccano la città di Houtha, distruggono e uccidono più di 20 militari.

Contemporaneamente all’azione di AQAP, gli sciiti si scontrano a Nord con i miliziani delle tribù sunnite fra le province di Marib e al-Baydha.

CONFLITTO IN YEMEN

Il futuro prossimo

Alla frontiera Nord con l’Arabia Saudita sono ammassati migliaia di combattenti delle tribù alleate agli Houthis.

L’Iran condanna l’attacco e chiede la cessazione dei raid aerei.

Più duro è l’intervento della Siria che definisce l’attacco una violazione di tutte le leggi internazionali e la violazione della sovranità yemenita.

Al Qaeda e Isis, campioni del jihad sunnita estremo, incassano alleati che dicevano di volerli combattere, Stati Uniti compresi.

Russia e Cina invitano a risolvere la crisi con mezzi politici ma neppurre loro ci credono.

Di fatto si tratta di una guerra tra componenti religiose islamiche a distrarre dalle contraddizioni della Coalizione anti Califfato.

YEMEN: DAINNI AI CIVILI

http://www.remocontro.it/2015/03/27/yemen-guerra-islamica-sunniti-sciiti-jihad-minaccia-mondo-2/