LA MORTE DEL PADRE

DI TIBERIO TIMPERI

“Ti richiamo. Sto facendo la barba a mio padre.”

M. è in ospedale.

Il papà ha strappato otto anni di vita ad un tumore ma adesso siamo alla resa dei conti. È un passaggio inevitabile quello della barba. Li per li non capisci. O non vuoi capire. Un dito malfermo ti indica l’angolo della bocca: il punto più difficile.

Ricordi quando ti sfotteva per i primi peli e per la tua prima barba, quando ti spiegava come dovevi fare. E ti sentivi grande. E se prima ti sentivi grande, oggi ti senti padre di tuo padre.

Ed e’ triste, doloroso, inevitabile.

Paradossalmente è un privilegio condividere questo rito, questo passaggio. Perche’ ci sei. E con gli occhi rubi rughe, espressioni, sorrisi abbozzati. È una corsa contro il tempo. È una guancia liscia con quel suo profumo. Come quando ti salutava la mattina presto, prima di andare a lavoro.

Liscia cone la pelle di un bambino.

Un vecchio bambino, un bambino di ieri. E ti strappa il cuore assistere impotente al declino. Inmediato. Veloce. Impietoso.

Sei ancora figlio. Per poco. Ma lo capirai solo dopo. Tieni duro M.

Digli che gli vuoi bene. Non perdere un momento, un’espressione, uno sguardo di una vita che ha generato vita.

Ma che sta per andar via.

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