BECHIS, D’ALEMA E CHI FA LO GNORRI

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DI CORRADINO MINEO

Per chiunque abbia visto un’intervista che mi ha fatto Franco Bechis e non ha capito o ha fatto finta di non capire. 

Nessuno ha mai cercato di comprarmi, perché non sono in vendita. Una volta, le coop miproposero un compenso perché avevo accettato di coordinare una tavola rotonda con Luigi Ciotti. Un normale compenso, per una prestazione professionale.

Non accettai perché ero direttore di Rainews24 e, in generale, perché a me basta uno stipendio alla volta. Chiesi ai responsabili di versare quella cifra a Libera, cosa che  penso lo abbiano fatto. Tutto qui. Nessun reato e nessuna rivelazione.

Peraltro l’intervista è andata così. Bechis mi è venuto incontro mentre uscivo dal Senato. Da giornalista di lungo corso, non rifiuto mai di rispondere alle domande dei giornalisti. Ha chiesto se fosse buono il vino di D’Alema. Purtroppo non lo ho mai assaggiato ma intenditori che conosco mi dicono che è buono. L’intervista era su D’Alema. Ho detto che mi era molto dispiaciuto di vederlo così accomunato dai giornali a corrotti e corruttori. Destino che secondo me non merita.  “Pero è arrogante, oggi ha minacciato di querelare un giornalista”, ha ribattuto Bechis. “Anche Renzi è arrogante – ho osservato- eppure  tutti lo celebrano”.

Poi la domanda delle 100 pistole: “Tu avresti venduto quei libri e quel vino alla coop?” Io sarei stato più attento, più cauto e prudente, forse perché sono più sospettoso. E mi è venuto di raccontargli quel vecchio episodio, non certo di corruzione ma – diciamo – prova di normale promiscuità tra giornalisti e operatori economici. Moneta corrente tra quelli che sanno vivere. E magari mettono poi in croce D’Alema.