LA RAGIONI DELLA TURCHIA SULLA TRAGEDIA ARMENA

REMONDINO

DI ENNIO REMONDINO

Quella duplice omissione del papa che in Europa non parlò di Turchia e in Turchia non parlò d’Europa. La ragioni della Turchia sulla tragedia armena. Perché la Turchia è pronta a litigate col mondo nel distinguere quei terribili atti di guerra da un genocidio. Intanto papa Bergoglio cambia la rotta fra Vaticano e Ankara. Roma giubileo aprirà la Porta Santa, sul Bosforo chiude la ‘Sublime Porta’.

Il difficile da comprendere per noi, in Turchia e chiaro a tutti, senza distinzioni tra ‘filo Erdogan’ e i laicissimi nel nome di Atarurk: ‘I fatti del 1915 si spiegano come una guerra civile all’interno della guerra mondiale’. E, affermano i turchi con buone fonti storiche, in quegli anni ‘persero la vita oltre 1 milione di musulmani tra turchi e curdi nei combattimenti tra comunità’. Gli armeni persecutori? Neppure il nazionalismo turco più acceso arriva a tanto. Sappiamo solo che nell’Anatolia orientale reparti di volontari e guerriglieri armeni combatterono con la armate zariste contro gli ottomani.

Poi servono decine di libri più o meno seriamente storici, e la prudenza nell’uso della parole. Fu guerra, fu tragedia, già si litiga sul numero delle vittime. Sin qui siamo nei fatti, ma, se quanto accaduto agli armeni in quegli anni maledetti fu genocidio, non è più storia, analisi dei fatti, ma giudizio, valutazione etica. Da Ankara ha cercato di dire questo anche il neo presidente turco ‘Ego Erdogan’, col solito ‘apeal’ dell’arrogante più antipatico dell’oriente vicino. Ora, per lungo periodo, relazioni tese tra il Vaticano e Ankara. E l’Italia è nel mezzo, riuscendo a contare decisamente poco.

‘Una nuova Lepanto’, secondo alcuni, che parlano di ‘uno scambio di bordate tra il papa e il sultano’. Una ‘battaglia navale’ iniziata in autunno quella tra Jorge Mario Bergoglio e Recep Tayyip Erdoğan, tra ‘Il monarca del bilocale da cinquanta metri quadri, emblema di una chiesa che esce da se stessa incontro al futuro’, e il presidente della ‘reggia repubblicana da mille stanze, simbolo di un impero che torna in possesso del suo passato, dopo l’eclissi laica e kemalista’. Bella letteratura, col dettaglio del Califfo, decisamente più vicino alla marcata identità islamica di Erdogan che al Papa crociato.

Sulla tragedia armena Papa Francesco ha dato soltanto voce alla parola scritta di Giovanni Paolo II, ma forse qualcuno aspettava il casus belli, l’occasione per una crisi formale con ambasciatori va e vieni. Chi ha detto di una ‘nuova Lepanto’ viaggia biblicamente verso le cime dell’Ararat, il monte del diluvio, un tempo Armenia e oggigiorno Turchia. Ma le tensioni si potevano scorgere sin da novembre a Istanbul, e poi Strasburgo. Fu allora la duplice omissione di un papa che in Europa non parlò di Turchia e in Turchia non parlò d’Europa. Archiviato ‘sine die’ l’ingresso del paese nell’Ue.

http://www.remocontro.it/2015/04/16/tragedia-armena-turchia-guerra-civile-iguerra-mondiale-papa-francesco/

Una rottura non facile da sanare