DIETRO LA JUVE AVANZA L’ITALIA

DI ITALO CUCCI

Finalmente bone notizie per il calcio italiano. La Juve S.p.A. – primaria azienda nazionale – ha vinto lo scudetto n.31 (se chi legge è juventino dica pure 33, ma la storia non cambia), il quarto consecutivo. Silvio Berlusconi ha deciso di tenersi il Milan – azienda sportiva italiana di livello mondiale – e di concederne ai thaicinesi – quando vorrà – solo una quota. L’Italia non è in vendita, come ha appena ricordato Giorgio Armani, il cui nome e il cui lavoro hanno imposto il nome di Milano nel mondo ancor prima dell’Expo. Latticini e cachemire non contengono elementi sociali come il gioco del pallone, religione laica di un popolo. Le sirene straniere non hanno mai stregato la Juve, che al massimo ha ceduto nei tempi solo piccole quote a Gheddafi quando il rais di Tripoli s’era convertito dal crimine al mercato. E il quarto successo consecutivo ottenuto dai bianconeri dopo la rovinosa caduta di Calciopoli testimonia la pienezza produttiva di un’azienda guidata da italiani con italianissimi mezzi, a cominciare dal gioco che non scimmiotta olandesi e spagnoli, non aderisce al partito del tikitaka peraltro abbandonato dal suo stesso inventore, Guardiola, avendo a suo tempo, con l’uscita di scena del pur onorevolissimo Ciro Ferrara, abbandonato anche il guardiolismo nel quale si è invece perduto Berlusconi, da tempo in confusione con i partiti. Ha cacciato Allegri, oggi osannato anche dagli juventini che non lo reputavano degno successore di Conte; ha tradito Seedorf, limitandone la libertà d’azione sgradita a uno spogliatoio vagabondo; ha promosso Inzaghi, toccando con lui il punto più basso di un trentennio di storia gloriosa. Ora aspettiamo di vedere come ricostruirà Casa Milan, augurandoci che sappia trovare le giuste risorse nel Bel Paese.
Siamo ancora in attesa di veder la Roma americana spiccare il volo nè ha fatto meglio l’Inter indonesiana. La Capitale rimpiange Sensi, il papà dell’ultimo scudetto giallorosso, il popolo della Beneamata invoca Moratti, storico titolare del Triplete. Si dice che anche il calcio debba accettare le regole del mercato globale, soprattutto sul fronte orientale, non essendo l’italica pedata particolarmente appetita dal mondo arabo: l’emiro del Qatar ha conquistato costì un solo monumento calcistico, il mitico Hotel Gallia di Milano dove nacque il mercato dei pedatori su impulso dell’italianissimo principe Raimondo Lanza di Trabia. Nel frattempo, la scuola juventina fa proseliti e lo fa proprio nella provincia italiana che l’adora e aspira a imitarla. La promozione del Carpi può non piacere a Lotito ma è simbolo dl lavoro italiano – e del calcio italiano, non esotico – come nel recente passato il Sassuolo il cui proprietario è il leader di Confindustria; nel triangolo virtuoso della provincia di Modena oggi si muovo tre squadre professionistiche – record storico – nate e cresciute in una terra di lavoro. E mentre l’Abruzzo spedisce in B l’operoso Teramo, fa le prove per salire in A il Frosinone di Ciociaria, regione un tempo lontana dalla piazza calcistica principale. L’Italia è capace d’altro e riesce a conquistare prima la Spagna eppoi l’Inghilterra attraverso l’opera della famiglia Pozzo che dirige il premiato laboratorio calcistico Udinese. Guardate con occhio diverso questo mondo, amici, e scoprirete che – non per rammentare perigliosi slogan autarchici – l’Italia può fare da sè.