LO SCIOPERO DEI MACCHINISTI DEI TRENI STA METTENDO IN GINOCCHIO LA GERMANIA

Antonio Giampieri

DI ANTONIO GIAMPIERI

Sarà pure un luogo comune, ma i tedeschi, se fanno una cosa, la fanno bene. Perfino gli scioperi. Quello dei macchinisti dei treni, che si è iniziato martedì scorso, e che durerà, salvo colpi di scena, fino a domenica, sta bloccando il Paese. In Germania, ogni giorno più di 5 milioni di persone si spostano con il treno e gran parte del trasporto merci, contrariamente a quanto avviene in Italia, viaggia su ferrovia. Qualcuno ha già fatto la conta dei danni: 100 milioni di euro persi ogni giorno. Le richieste del sindacato sembrano, a molti, eccessive: un aumento salariale di circa il 5%, un’ “una tantum” da 1000 euro,la riduzione dell’orario di lavoro settimanale di un’ ora, rappresentanze sindacali più ampie. Un autentico braccio di ferro, con le parti sempre più distanti.

La Merkel, nell’inedito ruolo di mediatrice, finirà per desiderare di essere l’inflessibile Thatcher, quando, nel 1984, ebbe la meglio sui minatori britannici, che capitolarono, tornando al lavoro dopo quasi un anno di sciopero. Altri tempi. Intanto le compagnie di autonoleggio fanno, ovviamente, grandi affari. In occasione di un precedente sciopero dei treni, una nota azienda elesse, con grande spirito, il leader del sindacato ferrovieri, Claus Weselsky, “impiegato del mese”. Sapere che anche la grande Germania è in ginocchio, a causa di uno sciopero, ha per noi, comuni mortali italiani, abituati ai disservizi, un effetto consolatorio. Cade il mito delle ferrovie tedesche, nel giorno in cui l’imbattibile e teutonico Bayern Monaco, ha preso tre gol dal “latino” Barcellona, demolito da un ometto alto un metro e sessantanove, certo Lionel Messi. Benvenuti tra noi, fratelli tedeschi.