STAMINA, PER LA CASSAZIONE È PERICOLOSA PER LA SALUTE

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DI GIANFRANCO ISETTA

Sulle controversie del metodo Stamina ecco arrivare la sentenza definitiva della Cassazione, sesta sezione penale, guidata dal Collegio del Giudice Francesco Ippolito con sentenza 24243 del 5 giugno 2015.

Dunque il protocollo, l’unico, che ha presentato Stamina Foundation non ha supporti scientifici validi: mancano dati, riferimenti e procedure, pubblicazioni. Insomma per la Cassazione tutta la documentazione presentata da Davide Vannoni relativa alle cellule staminali “non è definita né documentata adeguatamente”

In sostanza ci viene detto che questo trattamento “è un medicinale tecnicamente imperfetto e somministrato in modo potenzialmente pericoloso per la salute pubblica”. Quindi sono stati respinti tutti i ricorsi, compresi quelli dei familiari di alcuni malati che chiedevano la somministrazione di tali prodotti.

Naturalmente la sentenza, pur chiarendo in modo inequivocabile i termini della questione, è destinata comunque a non far diminuire le polemiche cresciute intorno a questo, come del resto ad altri casi (si pensi al famoso Di Bella) che riguardano la tutela della salute pubblica.

Il contrasto nasce sempre da una contraddizione di fondo che ogni volta si ripresenta.

Da un lato la comprensibile, a volte spasmodica, ricerca di soluzioni di qualsiasi tipo di fronte alla sofferenza e dall’altro la necessità della tutela reale della salute pubblica e delle persone, che compete alle Istituzioni pubbliche che ne sono preposte. Se l’atteggiamento di familiari o persone colpite è umanamente comprensibile, non può esserlo quello di chi è chiamato a dare risposte serie e non si comporta di conseguenza.

Credo valga la considerazione fatta sull’argomento dalla senatrice a vita e ricercatrice, Elena Cattaneo, Direttrice del Laboratorio di Biologia delle Cellule Staminali del Centro di ricerche dell’Università di Milano. La professoressa sostiene che “la sofferenza dei malati non può scalfire la deontologia professionale. Ciascuno nel caso Stamina ha deragliato dalla propria deontologia, ma deve essere chiaro che somministrare un inganno a un paziente NON E’ compassionevole”.

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