MIGRANTI. AD UN CERTO PUNTO SI SCAPPA. PER VIVERE

Davide Enia

DI DAVIDE ENIA

 Giusto per usare le parole esatte. A un certo punto, si scappa. Il perché è semplice: perché altrimenti si viene uccisi, oppure si viene torturati e poi uccisi, oppure si viene rinchiusi e poi seviziati e poi uccisi. Perché? Per avere letto un libro, perché l’inflessione dialettale è errata, per avere detto che esistono ghetti nella capitale, perché è scoppiata la guerra, perché sì. È la vita sotto le dittature. Non appartiene alla persona. Allora si scappa, per vivere e per amor di dignità. Si scappa e si affronta tutto pur di non morire. Qui entrano in gioco i trafficanti di uomini. Si fanno pagare per portare esseri umani da un punto all’altro. A un certo punto la terra finisce, comincia il mare e si sale sui barconi. Di schiavismo, nessuna traccia. Di “clandestini”, neanche. Un giudice può stabilire la condizione di clandestinità, non la politica più becera in feroce ricerca di voti. Invece, proprio perché è necessario usare le parole esatte per comprendere i fatti, ci sono le mutilazioni. Ci sono le ossa sulla sabbia, ciò che resta di chi è stato abbandonato nel Sahara dai trafficanti. Ci sono gli stupri ripetuti per mesi finché, incinta, la donna non serve più e viene lasciata morire di sete. Ci sono le botte. Il carcere in Libia. I soldi pagati. I barconi. E gli Stati d’Europa che fanno affari con questi regimi. E la retorica su parole come libertà e democrazia, schiavitù e futuro, quando a mancare sono proprio la misericordia e la giustizia. Un migrante giunto a Lampedusa dopo mesi di calvario -percosse fin dal deserto, tortura quotidiana in carcere in Libia, denutrizione e malattie varie- disse: «Chissà se mi riconosceresti, mamma. Credo di no». L’unica schiavitù è quella della retorica. Questi esseri umani possiedono una forza di volontà davvero smisurata. Attraversano l’inferno in terra e non demordono, subiscono e si rialzano, vengono colpiti e continuano ad avanzare, istante dopo istante. Sono cosuzze, magre e scarne, pelle e ossa, con un filo di voce in gola eppure non si spengono. Il Regno dei Cieli è un granellino di senape