ESPLODE LA RABBIA DEI PRESIDI.

chiara farigu

DI CHIARA FARIGU

È notizia di qualche ora fa che i D.S. si ribellano contro il “gioco al massacro” di cui si sentono vittime.
Portavoce del loro dissenso è il vice presidente dell’ANP (Associazione Nazione Presidi), Mario Rusconi: “Si parla di campagna organizzata contro i presidi, che è riuscita, peraltro, molto bene. Sono state coniate espressioni di facile presa come i “presidi sceriffo” o i “presidi capo”per stigmatizzare i cosiddetti “super- poteri” che la riforma vorrebbe loro conferire”.

Il rappresentante dei D.S.ha parlato chiaramente di LOTTA DI POTERE TRA PD E OO.SS: “La questione riguardante la scuola è passata ormai in secondo piano, è una lotta tra forze politiche e a rimetterci è proprio la scuola che non può fare a meno di uscirne sconfitta”.

Ad appoggiare la rabbia dei presidi, è intervenuta anche la deputata Elena Centemero, responsabile della scuola di F.I. che parla, senza mezzi termini di CAOS TOTALE: “Il nuovo anno scolastico partirà a settembre all’insegna della confusione e delle incertezze soprattutto se si continueranno ad allungare i tempi dell’approvazione della riforma”.

Ora la domanda nasce spontanea: dov’erano questi presidi quando è stato reso noto il testo del DDL-SCUOLA? Quando sono stati definiti i nuovi “poteri” di cui sarebbero stati investiti?
Dov’era la loro rabbia? Durante lo sciopero del 5 maggio solo pochissimi presidi hanno affiancato i docenti che manifestavano il loro dissenso verso la riforma, di certo i più illuminati e collaborativi, mentre la maggioranza si beava già, inorgoglita, per le nuove “opportunità” che venivano loro offerte: poter valutare, assumere o addirittura licenziare i sottoposti docenti accresceva di certo l’importanza e il peso della loro funzione.
Già si erano appuntati la stella sul petto.
La reazione dura e secca alle dichiarazioni di sciopero degli scrutini con la proposta, dichiarata illegittima dai sindacati, di un calendario alternativo col quale si minacciava di fissare le riunioni addirittura il sabato sera dalle 23 e la domenica dalle 11 in poi, è stata considerata proprio come un essersi calati già nella nuova figura autoritaria e decisionista del preside , come auspicato dalla riforma.
Malauguratamente per loro, il braccio di ferro che ne è scaturito tra il mondo della scuola, le OO.SS. e il governo (che si dice disponibile al dialogo ma poi fila dritto seguendo la sua linea) sta portando, almeno secondo le ultime dichiarazioni del premier, ad un “ridimensionamento ” dei poteri conferiti ai presidi.
Anch’essi dovrebbero essere sottoposti a valutazione da parte di figure superiori. Sarebbero tenuti a rendere conto del loro operato agli ispettori minesteriali e non potrebbero gestire per più di due mandati (6 anni) la stessa istituzione scolastica onde scongiurare il crearsi di piccoli feudi ed evitare il più possibile occasioni di conflittualità.
La stessa valutazione dei docenti (sempre secondo le ultime dichiarazioni attribuite al premier) non dovrebbe essere a sola discrezione dei presidi e della sua squadra, ma più collegiale, e a genitori e studenti rimarrebbe “solamente” lo spazio di un parere consultivo.
Si dice che a pensar male si faccia peccato, anche se a volte ci si “azzecca”.
Il mio pensar male su questa tardiva rabbia, non sarà una di quelle volte?