VIVERE BENE. DORMIRE DI PIU’ E MANGIARE DI MENO

 Alessandra Pastuglia

DI ALESSANDRA PASTUGLIA

Il ventunesimo secolo può essere descritto come il sintomo o lo scrupolo del benessere psicofisico. Mai come in questo periodo si sono moltiplicate le iniziative volte a promuovere uno stile di vita sano, in grado di migliorare sensibilmente l’esistenza dell’individuo e, conseguentemente, dell’intero pianeta. Ecco allora assistere divertiti e incuriositi alla gemmazione di locali e ristoranti bio, vegani, macrobiotici, in un caleidoscopio inarrestabile di sigle, connotazioni caratteristiche, specificità volte a promuovere un’unica realtà, il nuovo mantra: “ Mangiare sano è vivere meglio”. Via grassi animali idrogenati, conservanti, acidi ascorbici, glutammati e veleni di varia natura. E al loro posto dilaga la rivoluzione delle antiche novità costituite dai centrifugati di frutta e verdura, il must del momento:arancia zenzero mela e rapa rossa; ananas cetriolo mango e prezzemolo ecc. E ci si perde così in una danza di sapori e accostamenti improbabili, ma rigorosamente sani, che spesso lasciano il palato insoddisfatto ma la coscienza a posto. Nulla da eccepire quando la ricerca della salute diventa un business. All’era delle palestre e dell’attività fisica che allunga la vita si accosta quella dell’alimentazione iperequilibrata e ipocalorica. Peccato che l’equilibrio sia sempre un bene precario e lo stile di vita dell’uomo medio sia sottoposto costantemente a pressioni antitetiche, scarsamente compatibili. Orari di lavoro logoranti, irreggimentabili, prolungati ad oltranza e disordinatamente convulsi; frenesie mondane legate all’imperativo categorico del divertimento ever green, spingono torme di giovani e non più giovani ( mai utilizzare il termine, maturi) ad imitarsi nella rincorsa delle notti bianche, ossia della notte che si perde nell’alba, dell’apericena prolungato sino alla colazione del giorno successivo. Come se il sonno costituisse una eventualità, un’esigenza meno salutare, ovviabile e trascurabile. Una grande perdita di tempo. Anzi l’antitempo per eccellenza. Eppure rigenerare il corpo con almeno otto ore di sonno costituisce il miglior modo di alimentare il proprio benessere psicofisico, regola il rapporto con il cibo e la fame; conferisce equilibrio all’organismo, allontanando o neutralizzando forme di disordine esistenziale che rimangono quasi del tutto indifferenti ai benefici dei nuovi scrupoli bio-alimentari. Vivere bene significa vivere in modo equilibrato e l’equilibrio esige il distacco da stress, dalle pressioni, da frenesie di varia natura e l’adozione di ritmi a misura di individuo che, in virtù di un delirio di onnipotenza, spesso dimentica di non essere una macchina indistruttibie, quanto piuttosto un essere fragile, delicato, precario. Vivere bene significa quindi saper trovare il giusto punto di equilibrio tra la bulimia del lavoro frenetico e del divertimento vissuto in notti senza tempo e l’anoressia dei piaceri ingabbiati nelle rigidezze delle sette nutrizionali.