LE VERE COLPE DI MARINO

Marco Corrias

DI MARCO CORRIAS

Marino sindaco di Roma non l’ho votato, ma della sua elezione me n’ero fatto una ragione. Dicevo: stiamo a vedere. Invece ha messo tutto il suo impegno a confermarmi nella diffidenza iniziale. Non mi sono piaciute molte sue scelte, per esempio sul traffico. Meno che mai mi piace come gestisce l’ordinaria amministrazione della città. Roma è sporca da fare schifo, cadente in molte sue parti, trasandata nei giardini e nei parchi, piena di buche. Sono appena rientrato da una camminata in certe zone storiche (Appia, San Sebastiano, Terme di Caracalla): rifiuti ovunque, incuria. Non c’è marciapiede o angolo nascosto, dai Parioli al Quadraro, che si salvi. Non parliamo poi dei trasporti o dell’esplosivo problema della casa. Gli abitanti, compresi quelli che più abbaiano contro gli immigrati o i rom, ci mettono del loro, sia chiaro: strade intasate dalle doppie file, maleducazione e sciatteria sono componenti essenziali della vita quotidiana. E chi per lavoro dovrebbe avere lo scrupolo di fare il proprio dovere, a differenza che in altre parti d’Italia (e non solo del Nord) spesso si tira indietro, fa il furbo. Vale per i vigili urbani e per certi impiegati, per i giardinieri e per gli spazzini (ne osservavo uno l’altro giorno che procedeva con la sua scopa in linea retta, fingendo di non accorgersi che si lasciava dietro la maggior parte dei rifiuti che avrebbe dovuto raccogliere). Ovviamente la colpa (vera) è di chi guida quei lavoratori, di chi è pagato per far rispettare le regole e non lo fa, di chi non ha la capacità e la voglia di imporre un metodo, di far pesare la responsabilità individuale. Ecco, la colpa più grave di Marino è non aver saputo fare di meglio del suo predecessore Gianni Alemanno, dando l’impressione terrificante che nei posti di comando non sia cambiato nulla, che gli stessi amichetti parafascisti dell’ex sindaco di An siano ancora al loro posto a far nulla. Dà quest’idea, il chirurgo prestato alla politica. Anche se so che con la mafia di Roma Capitale non c’entra niente (fino a prova contraria), che è difficile ripulire le incrostazioni di malaffare depositate da anni in Campidoglio. Perciò non credo che si debba dimettere a causa degli scandali che coinvolgono destra e sinistra e sia giusto invece farlo arrivare a fine mandato. Per avere l’occasione, nel caso volesse ripresentarsi, di mandarlo a casa per manifesta incapacità, per l’ottusa continuità con i disastri che ha ereditato dalla peggior giunta che Roma ricordi.

Un sindaco si butta giù perché ladro o amico di ladri. E Marino, fino a prova contraria, non lo é. Per quanto riguarda l’incapacitá é materia prettamente elettorale. Io non lo voto neanche alla prossima, ma é giusto che a giudicare siano le urne e non una campagna di opposizione a cui partecipano anche i primi responsabili dell’attuale disastro. E non parlo dei 5 stelle, ma della peggiore destra romana.